Tutto scritto e dimostrato: i nuovi smartphone consumato troppo rispetto ai modello prodotti lo scorso anno. Il report pubblicato dal Washington Post parla chiaro e segnala un quadro sconfortante della durata della batteria dei device top di gamma 2018. Più nel dettaglio, il quotidiano statunitense ha confrontato 13 modelli, per poi comparare l’autonomia energetica con quella esibita delle rispettive precedenti generazioni. E i risultati parlano chiaro: i migliori sono risultati iPhone XR con 12 ore e 25 minuti e Samsung Galaxy Note 9 con 12 ore. In fondo alla classifica ci sono iPhone XS (9 ore e 6 minuti), Samsung Galaxy S9 Plus (8 ore e 57 minuti), Google Pixel 3 (8 ore e 28 minuti), Samsung Galaxy S9 (8 ore e 17 minuti).

Il dato sul peggioramento generale della durata della batteria fa coppia con il peggioramento delle percentuali di vendita degli smartphone. Le principali ragioni andrebbero ricercate nell’innalzamento del livello medio dei prezzi e nell’assenza di novità tali da giustificare il cambiamento del dispositivo. Il report di Hyla Mobile, trader statunitense, prova a essere più preciso: i possessori di uno smartphone attendono in media 2,83 anni prima di cambiare mentre solo un biennio fa aspettavano 2,39 anni. Ma poi dipende da modello a modello, considerano che i possessori di un iconico iPhone procedono all’aggiornamento del terminale a distanza di 2,92 anni.

Il blocco del turn over degli smartphone è evidenziato anche dal centro studi Idc, secondo cui nel terzo trimestre di quest’anno sono stati consegnati nel mondo 355,2 milioni di dispositivi. Un numero certamente elevato, ma comunque inferiore del 6% rispetto allo stesso periodo di 12 mesi fa.

La top ten della tecnologia

È ancora un dominio assoluto quello delle corporation statunitensi nel settore della tecnologia in senso lato. I primi cinque posti, da Apple a Facebook, esprimono una capitalizzazione superiore ai 4.200 miliardi di dollari. Anche il confronto tra il gruppo della Mela morsicata e Samsung, il suo principale competitore, è impietoso: l’azienda creata da Steve Jobs vale quattro volte quella sud-coreana. E, malgrado i passi da gigante della Cina, il gap tra Stati Uniti e resto del mondo non appare colmabile a breve.

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