Tutti i Paesi dell’Unione europea e poi Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile. Facebook finiscono di nuovo nell’occhio del ciclone per aver approcciato politici del mondo promettendo loro investimenti e incentivi. Lo scopo? Fare pressione a sostegno delle sue posizioni contro le leggi sulla privacy dei dati. Lo rivela il domenicale britannico The Observer, che in collaborazione con il magazine digitale Computer Weekly riferisce di aver visionato una serie di documenti che rivelerebbero l’operazione segreta di lobbying rivolta a centinaia di deputati e membri di enti in vari Paesi in ogni angolo del mondo.

Le rivelazioni del domenicale britannico The Observer

I documenti pare arrivino da un caso finito nelle aule di tribunale in California e provano come la numero due del social network di maggior successo al mondo, Sheryl Sandberg, considerasse la legislazione sulla protezione dei dati degli utenti in Europa (Gdpr) una minaccia critica per l’azienda. Quel che emerge dal materiale è anche una grande relazione con il primo ministro irlandese Enda Kenny, che viene descritta come una tra le tante amiche di Facebook. Una relazione impropria considerato che l’Irlanda è il Paese che svolge un ruolo centrale nella regolamentazione delle società che operano in campo tecnologico in Europa: il commissario irlandese incaricato per la protezione dei dati agisce infatti per tutti e 28 gli Stati membri.

Secondo l’accademico di Cambridge John Naughton, studioso delle implicazioni della tecnologia digitale sulle democrazie, citato dall’Observer, le rivelazioni sono esplosive proprio per quel che riguarda l’Irlanda e sarebbero la prova di un vassallaggio di Dublino nei confronti dei grandi del tech.

Facebook sta poi negoziando con l’ente regolatore del commercio degli Stati Uniti una sanzione da due miliardi di dollari per violazione degli impegni di protezione dei dati personali dei suoi iscritti. La multa record permetterebbe al social network di evitare un nuovo processo, hanno riferito il Washington Post e il New York Times. A fine marzo 2018, l’ente aveva annunciato che avrebbe indagato sulla protezione dei dati personali da parte di Facebook, dopo lo scandalo mondiale di Cambridge Analytica. La Federal Trade Commission esamina se il social network abbia violato l’accordo firmato nel 2011, che gli ha permesso di evitare azioni legali. Facebook è stato accusato di aver ingannato gli utenti sostenendo che le informazioni personali sarebbero rimaste riservate mentre venivano divulgate a terzi.

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