Sono demoralizzati e fingono di essere contenti sempre e soprattutto di amare Facebook. Il tutto per non compromettere le loro valutazioni. Ma lo scontento dei dipendenti di Facebook inizia comunque a emergere. A ricostruire il morale a terra all’interno di Menlo Park è il canale tv Cnbc, sulla base di interviste con decine di dipendenti ed ex. Una delle prove del calo di popolarità di Facebook è il crollo dal primo al settimo posto del social media di Zuckerberg nella classifica di Glassdoor sui posti ritenuti migliori per lavorare.

Alcuni ex definiscono l’ambiente lavorativo di Facebook una bolla, con le decisioni prese dai manager e i dipendenti invitati a non opporsi. A questo si aggiunge il pressing sui dipendenti, affinché si creino legami all’interno della società: ognuno riceve due volte l’anno una valutazione da quattro o cinque colleghi, con i quali è invitato a stringere amicizia.

Tutti i problemi di Facebook

Il 2018 è stato un anno orribile per Facebook: il gruppo di Mark Zuckerberg ha visto affastellarsi problemi, perdite finanziarie e addii di manager, fino allo scandalo Cambridge Analytica. Si inizia il 25 gennaio, quando George Soros definisce il social network e Google una minaccia che ostacola l’innovazione. Il 17 marzo The Observer pubblica l’inchiesta su Cambridge Analytica. La società d’analisi, che ha indirizzato di Donald Trump, ha utilizzato i dati di decine di milioni di utenti senza il loro consenso. Il 20 marzo il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton, avvia la campagna Cancella Facebook. In aprile Zuckerberg risponde davanti al Congresso Usa. Il 25 maggio entra in vigore il nuovo regolamento europeo sulla privacy.

Il 3 giugno il New York Times rivela che Facebook ha concesso ai grandi produttori di smartphone – come Apple, Samsung e Microsoft – l’accesso a una grande quantità di dati. Il 25 luglio il crollo del titolo dopo la trimestrale: in 90 minuti il titolo cede il 20% e brucia 120 miliardi di dollari. Il 28 settembre Fb dice di essere stata hackerata, compromessi i dati di 30 milioni di utenti. Il 14 novembre il New York Times pubblica una raccolta di e-mail e testimonianze. Il 14 dicembre nuovo bug sulle foto di 7 milioni di utenti. Il 5 dicembre il Parlamento britannico dirama 250 pagine di documenti, in gran parte riservati. Il 19 dicembre il governo degli Stati Uniti fa causa a Facebook proprio per il caso Cambridge Analytica.

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