Messaggi e mail potranno essere letti da Pechino senza il permesso statunitense. Riguardano il servizio iCloud di Apple ovvero i dati custodi in questo strumento digitale e la decisione della società di Cupertino non è così indolore. Gli attivisti hanno già lanciato l’allarme su violazione della privacy e libertà di espressione. L’azienda di Cupertino si è dunque piegata alle necessità di mercato ed è pronta a consegnare le chiavi d’accesso del servizio iCloud alle autorità della Repubblica Popolare per effetto delle leggi del paese. La mossa di Apple mette in luce una realtà difficile per molte aziende tecnologiche statunitensi che operano in Cina. Ma Cupertino non può abbandonare un mercato diventato strategico per l’incremento delle vendite degli iPhone.
I dati custoditi sul cloud visibili dalle autorità
Messaggi, mail, foto, dati personali degli utenti cinesi custoditi nella nuvola digitale di Apple tra pochi giorni potranno potenzialmente essere letti dal governo di Pechino senza chiedere l’autorizzazione agli Stati Uniti. Una mossa che desta dubbi sulla privacy e sulla libertà di espressione da parte di attivisti e associazioni che si occupano di diritti umani. Apple ha inviato notifiche agli utenti cinesi qualche giorno fa per avvisarli del cambiamento, spiegando che deve rispettare le leggi locali: impongono che i servizi cloud offerti ai cittadini siano gestiti da società cinesi e che i dati vengano archiviati nel Paese.
«Abbiamo sostenuto che il servizio iCloud non dovesse essere soggetto a queste leggi, ma alla fine non ci siamo riusciti», ammette l’azienda californiana, sottolineando che i valori in cui crede non cambiano nelle diverse parti del mondo ma è obbligata a rispettare le disposizioni legislative di ciascun paese. Nello specifico, i dati saranno trasferiti sui server della società Cloud Big Data Industry, creata e finanziata a Guizhou nel 2014, che ha stretti legami con il governo e il Partito comunista cinese. Alcuni esperti di privacy temono che lo spostamento renderà i dati degli utenti cinesi più vulnerabili a un governo che ha record di censura, repressione politica e restrizioni su Internet.
Jing Zhao, attivista per i diritti umani e azionista di Apple, prevede problemi maggiori di quelli che si verificarono un decennio fa quando Yahoo! cedette i dati di alcuni utenti cinesi al governo, portando ad arresti e condanne a morte. Lo standard degli Stati Uniti tutela di più la privacy, ha detto Camille Fischer della Electronic Frontier Foundation, organizzazione statunitense che si occupa di diritti digitali. In vista della decisione, due settimane fa l’osservatorio internazionale sulla libertà di stampa Reporters sans frontièrs ha invitato blogger e giornalisti che si trovano in Cina a non usare iCloud, per timore di essere individuati dal governo.