Il giorno dopo il voltafaccia di Google, Huawei rilancia la sfida al gigante della Silicon Valley e alla Casa Bianca, dicendosi determinata a reagire e a trasformare quello che viene considerato come un tradimento in un’opportunità di crescita. La casa di Shenzhen è pronta a tirare fuori dal cassetto il piano B a cui lavora da tempo, almeno dal 2012: quello di un sistema operativo tutto suo, alternativo ad Android, ma anche all’iOS che fa girare i vari iPhone e iPad.

E poco importa se l’amministrazione statunitense nelle ultime ore ha fatto una parziale retromarcia, concedendo una tregua di 90 giorni, fino al 19 agosto, per bloccare definitivamente la fornitura di beni e servizi al colosso cinese. “Gli Usa sottovalutano le nostre capacità”, è l’avvertimento lanciato dal fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, assicurando come la società è in grado di continuare a fornire prodotti e servizi.

Rischio mancanza aggiornamenti di sicurezza

Lo strappo di Google verso Huawei potrebbe avere un impatto sui consumatori, anche perché Android è il sistema più utilizzato sui dispositivi mobile, con conseguenze che vanno dalla mancanza di alcuni servizi Google all’impossibilità di eseguire aggiornamenti di sicurezza sugli smartphone, fino alla limitazione delle funzionalità. Tuttavia, sui device esistenti, considerato che la licenza è stata pagata, Google continua ad assicurare che servizi come Google Play e quelli per la sicurezza (Play Protect) continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei.

Non ci sono però conferme sugli aggiornamenti che Google non dovrebbe più fornire. Il problema si presenta piuttosto sugli smartphone futuri, rispetto ai quali Huawei può proporre la versione open source al posto di quella completa con licenza che integra servizi come Gmail, YouTube, Chrome e Play Store, oppure proporre un software proprio con tutti i rischi e le incertezze che comporta. L’associazione di consumatori minaccia quindi una class action, per tutelare gli italiani possessori di questi telefonini cinesi. Si tratterebbe di numeri consistenti.

Come riferisce la stessa Huawei Italia, più di uno smartphone Android su tre, dai dati di marzo, è Huawei (36,6%). Il marchio cinese infatti (Huawei e Honor), come quota di mercato ha raggiunto la seconda posizione per gli smartphone: il 32,1% come unità vendute e il 22,8% per valore delle vendite. Per i tablet Huawei a marzo ha ottenuto invece la prima posizione quanto a quote di mercato italiano: 30% come unità vendute e 21,7% come valore delle vendite.

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