I fatti sono noti: dopo che il presidente Donald Trump ha inserito Huawei nella blacklist, Google tolto la licenza Android per smartphone e tablet. Cosa succede ora? Lo strappo di Google verso Huawei potrebbe avere un impatto sui consumatori, anche perché Android è il sistema più utilizzato sui dispositivi mobile. Lo sostiene il Codacons, ipotizzando conseguenze che vanno dalla mancanza di alcuni servizi Google all’impossibilità di eseguire aggiornamenti di sicurezza sugli smartphone, fino alla limitazione delle funzionalità.

Tuttavia, sui device esistenti, considerato che la licenza è stata pagata, Google continua ad assicurare che servizi come Google Play e quelli per la sicurezza (Play Protect) continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei.

Smartphone Huawei e Honor, cosa succede ora?

Non ci sono però conferme sugli aggiornamenti che Google non dovrebbe più fornire. Il problema si presenta piuttosto sugli smartphone futuri, rispetto ai quali Huawei può proporre la versione open source al posto di quella completa con licenza che integra servizi come Gmail, YouTube, Chrome e Play Store oppure proporre un software proprio con tutti i rischi e le incertezze che comporta.

L’associazione di consumatori minaccia quindi una class action, per tutelare gli italiani possessori di questi telefonini cinesi. Si tratterebbe di numeri consistenti. Come riferisce la stessa Huawei Italia, più di uno smartphone Android su tre, dai dati di marzo, è Huawei (36,6%). Il marchio cinese infatti (Huawei e Honor), come quota di mercato ha raggiunto la seconda posizione per gli smartphone: il 32,1% come unità vendute e il 22,8% per valore delle vendite.

Per i tablet Huawei a marzo ha ottenuto invece la prima posizione quanto a quote di mercato italiano: 30% come unità vendute e 21,7% come valore delle vendite. Una forza nei numeri che di fronte allo schiaffo di Google non ha comunque evitato di vedere tremare nelle Borse mondiali i titoli di settore. Uno scivolone è toccato pure a Stm, anche se il gruppo di semiconduttori italo francese non risulta fra quelli che hanno chiuso a Huawei, come invece i produttori degli Stati Uniti di chip e microchip che hanno sospeso le forniture ala società cinese, dopo i divieti del dipartimento del Commercio americano.

Stm però ce l’ha fra i suoi primi dieci clienti. Equita stima che la crescita del fatturato del secondo semestre 2019 dell’azienda quotata a Parigi e Milano (+30% sui primi sei mesi) sarebbe legata a un nuovo programma per Huawei: ora potrebbe diventare a rischio esecuzione.

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