Questo è il mese delle patch di sicurezza nell’ambito dell’aggiornamento di sistema operativo Android 7 Nougat e del successivo update correttivo Android 7.1.1. Il numero degli smartphone coinvolti anche a luglio 2017 è in costante crescita e coinvolge la maggior parte dei modelli, siano essi device di punta o terminali più economici. Dal Samsung Galaxy S8 al Samsung Galaxy S7, dal Huawei P10 al Huawei P9 Lite, dall’HTC U11 all’HTC 10, da LG G6 a LG G5 passando per i tanti modelli della gamma Sony Xperia. Si tratta di un’operazione senza soluzione di continuità per riparare bug e problemi nel software, ma che subisce propria adesso un’accelerazione non casuale.

Il boom delle patch di sicurezza non è causale ed è in qualche modo la risposta ai recenti fatti di cronaca. Perché non c’è solo WannaCry, il potente ransomware che ha criptato i dati di milioni di computer e ha prodotto danni incalcolabili. Un altro allarme sta tenendo svegli gli esperti di sicurezza globale: questa volta la causa è un altro ransomware che prende di mira i dispositivi con a bordo Android. Il suo nome è WannaLocker e la sua diffusione è iniziata sui forum cinesi dedicati agli appassionati di videogiochi. In questi circuiti il virus veniva spacciato per un plugin del gioco King of Glory. In questo modo, tante persone lo hanno scaricato e installato sul proprio tablet o smartphone.

Come ogni ransomware, anche questo cripta i dati, ma solo quelli della memoria esterna, ovvero la scheda microSD. E lì che solitamente sono custoditi foto, video e documenti scaricati. I file vengono criptati con tecnologia AES e per farseli restituire occorre pagare la somma richiesta. Si parla di cifre contenute, circa 40 yuan, al cambio circa cinque euro. Numeri contenuti che sono affiancati dalle istruzioni per il pagamento da effettuare tramite AliPay o WeChat. L’entità della cifra è stata pensata con uno scopo ben preciso: perché perdere tempo a cercare una soluzione o pagare un tecnico che costerebbe di più, se con cinque euro possiamo riavere indietro le nostre foto e i filmati.

Il suggerimento è giocare d’anticipo ovvero procedere sin da subito al backup dei dati, sperando che il ransomware non sia in grado di raggiungere anche la memoria interna dello smartphone. Ma se ormai è tardi, la cosa migliore da fare è ripristinare il dispositivo allo stato di fabbrica. Per evitare questo genere di pericoli, vale sempre lo stesso consiglio: non scaricare app e plugin da siti che non siano quelli ufficiali dei produttori. Se c’è qualche sospetto, fare sempre una ricerca su Google alla ricerca di chiarimenti. E naturalmente scaricare i preziosi aggiornamenti di sicurezza, anche se bloccheranno per qualche minuto l’utilizzo del cellulare o del tablet.

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