Non è affatto una questione di sviluppo delle tecnologie adeguate. Quelle – assicura il Rina, fra i leader al mondo nella certificazione – sono pronte e affidabili. Si tratta come al solito di una questione sociale se non mentale ovvero credere che le navi senza equipaggio possano rappresentare un’opportunità anziché un problema. In fin dei conti se esistono le auto e perfino i camion che si guidano da soli e con i quali la soglia di pericolo è evidentemente maggiore, perché non credere che possano essere realizzate anche le navi che si muovono in autonomia in mare aperto? Stando ai progetti, tutto avverrà senza alcun umano a bordo. Basta solo riuscire a salire lo scalino culturale che ha finora impedito di trasformare l’idea in progetto.

Navi che si guidano da sole

In realtà c’è ben poco di cui sorprendersi perché in fin dei conti proprio il settore marittimo è quello tecnologicamente più avanzato. Ed è perciò naturale che un’idea all’avanguardia come quello delle navi che si guidano da sole possa solleticare la fantasia del comparto. Basta un esempio per rendersi conto di come il marittimo sia un’eccellenza: le navi da crociera. Rappresentano infatti una sintesi perfetta di innovazione e sapienza umana, voglia di esplorare e tentativo di abbattere della conoscenza. Ed ecco allora che in occasione della presentazione del nuovo logo e della nuova piattaforma cloud denominato Cube, il Rina (fatturato di circa 450 milioni di euro) traccia una nuova rotta, quelle delle navi senza equipaggio.

Grazie alla spinta dell’industria 4.0, Ugo Salerno, presidente e amministratore delegato del gruppo Rina, può allora spiegare perché le navi senza equipaggio siano un’opportunità da cavalcare, ma soprattutto tecnologicamente possibile. E lo fa conversando con il quotidiano la Stampa, a cui fa presente come la chiave di volta sia rappresentata dalla creazione del digital twin ovvero il gemello digitale della nave che riceve in tempo reale le informazioni dall’unità in navigazione, grazie a un sofisticato sistema di sensori e comunicazioni satellitari. E da qui partono le tre rivoluzioni:

  1. non ci sarà più bisogno di un sistema di scadenze, ma l’impegno sarà tarato sul flusso di informazioni che arriveranno dalla nave in tempo reale;
  2. sarà a disposizione un data lake per via delle numerosissime visite annuali;
  3. i droni faranno le ispezioni, evitando di dover ponteggiare la stiva.

Insomma, per dirla con le parole del numero uno del Rina, ci penseranno gli oggetti a lavorare al posto delle persone sia per le verifiche ottiche che per quelle di spessore.

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