Immaginate di dover andare all’estero, per lavoro o per una vacanza, e di voler sfruttare la connessione Wi-Fi dell’albergo in cui alloggiate per vedere in streaming l’episodio della serie televisiva o la nuova puntata dello spettacolo preferito. Un talent musicale, ad esempio. Ebbene questa possibilità non sarà più concessa e occorrerà attendere il rientro in Italia per riprendere la visione laddove era stata interrotta al momento della partenza. Insomma, niente accesso online a film, serie e show prodotti o coprodotti a livello nazionale dai broadcaster locali, come per esempio la Rai o Mediaset, per chi vive o viaggia all’estero.

No accesso a film e serie online dall’estero

La svolta sulla (mancata) visione in streaming è il risultato del voto in plenaria del parlamento europeo che ha affossato la proposta della Commissione europea, concedendo ai cittadini fuori dal proprio Paese di poter vedere via Internet solo i telegiornali. Con 344 voti a favore, 265 contrari e 36 astensioni, è passato il rapporto del provvedimento già adottato dalla commissione affari giuridici, ormai completamente snaturato rispetto al testo della Commissione europea al punto che lo stesso relatore, l’europarlamentare socialdemocratico tedesco Woelken, ha ritirato il suo nome dal provvedimento. Insomma, sulla questione è stata battaglia.

«La quasi totalità della delegazione italiana del Partito democratico ha votato in difesa delle posizioni del nostro Paese» sono state le parole dell’eurodeputato e membro della commissione affari giuridici Enrico Gasbarra.

Streaming gratuito via dalla classifica

Dopo sei mesi di sperimentazione, lo streaming gratuito esce dal conteggio che determina la classifica dei consumi musicali di Fimi GfK. Con questo cambiamento – ha spiegato Enzo Mazza, presidente dell’associazione confindustriale delle major – andranno a classificare la fruizione di musica che ha un valore economico reale, tangibile e misurabile. È anche un modo per portare a un uso più consapevole dello streaming a pagamento e della musica digitale in generale. Dopo una prima fase di test e con l’obiettivo di attribuire un reale valore ai consumi fisici e digitali, si è quindi giunti alla decisione di considerare validi ai fini delle classifiche Top Of The Music solo gli stream a pagamento ovvero solo gli ascolti derivati dai servizi in abbonamento premium. Non si tratta di un passo indietro – ha rimarcato Mazza, numero uno della Federazione industria musicale italiana – ma piuttosto di un adeguamento della classifica al mercato musicale.

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