Novità per gli informatici. È all’orizzonte una generazione di hard disk molto più potenti, con materiali più efficienti di quelli attuali, ottenuti modificandone le proprietà a livello atomico. È possibile grazie all’esperimento che per la prima volta ha permesso di costruire la mappa dei singoli atomi e di localizzare esattamente tutti e 23.000 gli atomi di un minuscolo frammento di materiale composto da ferro e platino.
Pubblicata sulla rivista Nature e condotta con l’aiuto di uno dei microscopi elettronici più potenti del mondo, la ricerca ha ricostruito la mappa in 3D che indica l’ordine in cui gli atomi sono disposti e permette di misurarne le proprietà, a partire da modo in cui sono ordinati. Coordinata dall’Università della California a Los Angeles (Ucla), la ricerca è stata condotta in collaborazione con il Lawrence Berkeley National Laboratory, Dipartimento per l’energia degli Stati Uniti, i laboratori di Oak Ridge e l’università britannica di Birmingham.
Un gigantesco ologramma: ipotesi sull’universo
Da una ricerca all’altra: l’universo potrebbe essere davvero un gigantesco ologramma 3D, emanazione di un campo piatto bidimensionale: questa teoria cosmologica alternativa, elaborata negli anni Novanta, sembrerebbe infatti compatibile con i dati sperimentali raccolti sull’eco del Big Bang dal satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea (Esa). A indicarlo è un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters da un gruppo internazionale di fisici e astrofisici teorici a cui ha preso parte anche l’Italia attraverso l’Università del Salento e la sezione di Lecce dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).
L’ipotesi che l’universo funzioni come un enorme e complesso ologramma ha raccolto negli anni «evidenze teoriche in vari settori della fisica delle interazioni fondamentali», spiega Claudio Corianò, ricercatore dell’Infn e professore di fisica teorica all’Università del Salento. «L’idea alla base della teoria olografica dell’universo – precisa – è che tutte le informazioni che costituiscono la “realtà” a tre dimensioni (più il tempo) siano contenute entro i confini di una realtà con una dimensione in meno». Per verificare la plausibilità di questo modello, i ricercatori hanno condotto un’analisi congiunta di aspetti teorici e fenomenologici della fisica dell’universo primordiale, insieme a studi di fisica delle interazioni fondamentali.
I risultati di questa complessa analisi sono stati poi confrontati con i dati sperimentali satellitari sulla radiazione cosmica di fondo, l’eco del Big Bang appunto, risultando statisticamente compatibili anche con il modello olografico, e non solo con il modello corrente del nostro universo (chiamato Lambda-Cdm) che lo descrive come in fase di accelerazione a causa della presenza dell’energia oscura. Questo può aiutare la migliore comprensione del cosmo e la nascita dello spazio e il tempo in cui viviamo.










