La contestazione è chiara: Intel non ha comunicato con tempestivamente la presenza di bug nei processori a chi ha acquistato un computer con il suo processore negli ultimi mesi. Per gli utenti è sufficiente per chiedere rimborsi per via dei disagi subiti. Stando a quanto lamentato, i processori avrebbero subito un calo delle prestazioni tra il 5% e il 30% in seguito ai fix rilasciati dalla società hi-tech. In queste ore di turbolenza mediatica, la stessa Intel ha confermato di essere a conoscenza delle class action e del seguito che sta trovando tra gli utenti, ma “poiché tali cause sono in corso, sarebbe inappropriato commentare”.

Nuovi aggiornamenti: tempi e rimedi

Le compagnie informatiche corrono allora ai ripari dopo l’allarme processori. La notizia che quelli prodotti negli ultimi 20 anni da Intel, Arm e Amd hanno falle di sicurezza, attraverso cui gli hacker possono rubare dati sensibili come le password, ha messo in allerta gli utenti. E i big del settore, da Apple a Microsoft, si sono affrettati a dare rassicurazioni. La stessa Intel, dopo aver minimizzato i rischi, ha assicurato che entro la fine di questa settimana saranno disponibili gli aggiornamenti di sicurezza per oltre il 90% dei processori che ha prodotto, ma solo negli ultimi cinque anni. E sulla compagnia già nell’occhio del ciclone si abbatte un’altra brutta notizia: nel 2017 ha perso lo scettro del mercato mondiale dei chip che deteneva dal 1992.

Secondo gli analisti di Gartner, l’anno scorso Samsung ha realizzato ricavi per 62,8 miliardi di dollari, contro i 57,7 miliardi di Intel. Sul fronte dei sistemi operativi, cioè i cervelli di computer e altri dispositivi, Microsoft dopo aver aggiornato Windows 10 ha annunciato di essere al lavoro per proteggere anche i tablet a marchio Surface. I rimedi per i più vecchi Windows 7 e Windows 8 sono attesi domani. Google, che con i suoi ricercatori ha scoperto le vulnerabilità, ha tutelato Android. Apple ha spiegato di aver risolto il problema Meltdown cioè una delle due falle scovata dagli esperti, che si annida solo nei processori Intel. La protezione è stata già distribuita agli utenti con le ultime versioni dei sistemi operativi di iPhone e iPad, Mac e Apple TV, mentre Apple Watch, dice la compagnia, non è coinvolto.

Ad aver bisogno di essere rattoppati sono anche i browser. Per Firefox di Mozilla, così come per Edge e Internet Explorer di Microsoft, sono disponibili gli aggiornamenti, mentre Chrome di Google ne avrà uno il 23 gennaio. In riferimento a Spectre, l’altra falla che interessa anche i chip di Amd e Arm, Apple ha fatto sapere che nei prossimi giorni distribuirà un aggiornamento del browser Safari, e proseguirà in seguito a lavorare sui suoi sistemi operativi. La marea di aggiornamenti software è volta ad arginare un problema che risiede nell’hardware, cioè in un componente fisico all’interno di PC e cellulari. Per questo si è ventilata l’ipotesi che gli aggiornamenti non bastino.

Bastano gli aggiornamenti?

Il Cert-CC, il centro di coordinamento per le emergenze informatiche della Carnegie Mellon University, ha diffuso un rapporto in cui ha evidenziato che per rimuovere completamente la vulnerabilità è necessario sostituire i processori vulnerabili. Cioè mettere mano a miliardi di dispositivi informatici per sostituirne un pezzo. Ore dopo, il centro è però tornato sui suoi passi, limitandosi a informare sugli aggiornamenti di sicurezza disponibili.

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