L’Unione europea avvierà una indagine per abuso di posizione dominante nei confronti di Apple, per approfondire le affermazioni di Spotify dello scorso marzo. Lo scrive il Financial Times. La piattaforma di musica in streaming ha accusato Cupertino di sfruttare la propria forza sul mercato per «danneggiare deliberatamente gli sviluppatori», specie se le applicazioni sono concorrenti ai propri servizi, come Spotify con Apple Music. Tra le misure sotto esame c’è la commissione del 30% imposta su alcuni servizi che passano dall’App Store. Una tassa che Spotify ha definito non sostenibile.

Nella lettera, il ceo Daniel Ek aveva fatto cenno ai molti altri sviluppatori che, pur senza farsi sentire, la penserebbero nella stessa maniera. Ed è proprio a loro, scrive il Financial Times, che si rivolgerà il grosso delle indagini europee. Cupertino ha già risposto alle accuse di Ek, affermando che l’App Store ha contribuito a creare milioni di posti di lavoro e che anche Spotify ha sfruttato l’ecosistema, tanto che non sarebbe quello che è oggi senza Apple.

Secondo la società guidata da Tim Cook, le accuse della piattaforma svedese avrebbero l’obiettivo di mantenere tutti i vantaggi dell’App Store. Quanto alla tariffa del 30%, Apple afferma che l’84% delle app non paga nulla, perché le tariffe non toccano quelle gratuite o che campano solo di pubblicità.

E intanto Spotify doppia Apple Music

Spotify doppia Apple Music per numero di abbonati paganti ai suoi servizi musicali che ora raggiungono i 100 milioni mentre quelli attivi, inclusi quindi gli abbonamenti gratuiti, sono in totale 217 milioni. Non è tuttavia tutto oro ciò che luccica. Per raggiungere questo risultato, Spotify ha infatti praticato consistenti promozioni e sconti in diversi Paesi, come gli abbonamenti familiari negli Stati Uniti e in Canada.

E anche una promozione con Google: con l’abbonamento famiglia viene offerto uno speaker Mini. Il risultato è una perdita nel primo trimestre più ampia delle stime, anche se con ricavi cresciuti più del previsto. A fine marzo dunque, Spotify ha registrato un rosso di 142 milioni di dollari con un fatturato pari a 1,5 miliardi. I ricavi derivano per 1,38 miliardi dagli abbonamenti contro i 126 milioni generati dalla pubblicità. Gli abbonati (+32%) crescono comunque più degli utenti che accettano di avere meno funzioni e interruzioni pubblicitaria in cambio della gratuità (+21%).

Il confronto tra Spotify e Apple Music, che ha 50 milioni di abbonati, è però impossibile in termini di entrate e fatturato dato che sconti e promozioni sono praticamente inesistenti per Cupertino.

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