La scommessa delle startup della Silicon Valley, ma anche delle aziende più strutturate, è estremamente chiara: riusciranno a sopravvivere (bene) per cent’anni o anche più? Come la Fiat ad esempio. Detto anche in altri termini, potranno trasformarsi da unicorno a fenice ovvero da startup dal valore superiore al miliardo di dollari a società solide e ultracentenarie? A cercare di rispondere a queste domande ci ha provato il cofondatore di LinkedIn Reid Hoffman in occasione dell’ultimo episodio del podcast Masters of Scale. E per farlo ha invitato proprio il presidente di Exor ed Fca, John Elkann. Le coordinate emerse dalla lunga intervista sono chiare: partire dalla famiglia e non avere paura del nuovo.

Fra la famiglia e l’innovazione

C’è una citazione che John Elkann, sfogliando l’album dei ricordi, ha voluto mettere al centro dell’attenzione. E paradossalmente ha preferito farlo proprio sul fotofinish. “Più di qualsiasi altra cosa, dobbiamo guardare al futuro. Immaginare quali saranno le nuove invenzioni. Non avere paura del nuovo. Cancellare dal nostro vocabolario la parola impossibile”: sono le parole del suo bisnonno, ancora tremendamente attuali e straordinariamente valide anche per le aziende della Silicon Valley. La presenza di Elkann non passa inosservata anche perché si tratta del primo imprenditore non statunitense invitato. E oltretutto stiamo parlando dell’erede di una compagnia tradizionale entrata nel terzo secolo di vita.

Se c’è un concetto chiave che emerge con chiarezza, accanto all’indispensabilità di essere sempre sul pezzo ovvero di avere la capacità di innovare, è quello della resilienza. Il numero uno Fca ha ricordato come “le cose si erano messe davvero male. Il primo anno e mezzo fu terribile. La compagnia aveva un sacco di debiti, soprattutto con le banche commerciali italiane, preoccupate per l’instabilità dovuta alla mancanza di leadership. Avevamo cambiato quattro Ceo dal 2002 al 2004. E l’ultimo, quando il mio prozio era morto, voleva fare un accordo con le banche per diluirci, e in sostanza prendere il controllo dell’azienda”. Entra quindi in gioco la scelta di Sergio Marchionne per ricoprire il ruolo di Ceo. Per la mole di problemi che Fiat aveva in pancia – ricorda – avere qualcuno che dicesse la verità era una boccata d’aria fresca.

Il successo dipende però anche da altre circostanze come la semplificazione, la focalizzazione sulla propria identità, l’apertura alla competizione globale, l’essere multidimensionali, come le città che si espandono con successo. Ma sempre guardando al futuro ovvero prevedendo quello delle nuove invenzioni.

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