Che questo sia il periodo più difficile per la storia di Facebook è davanti agli occhi di tutti. Ma non ci sono solo le grandi vicende a rappresentare un danno per la società di Menlo Park. La società ha infatti perso in sede di appello nella causa civile mossa da una piccola società dell’hinterland milanese di sviluppo di software, la Business Competence, dalla quale il colosso statunitense dei social network avrebbe copiato, secondo i giudici, un’applicazione che propone agli utenti bar e ristoranti di loro interesse e vicini al luogo in cui si trovano. Togati che hanno parlato di una vera e propria “appropriazione parassitaria”.

La Corte d’appello civile di Milano ha rigettato il ricorso avanzato dalla società di Mark Zuckerberg e ha confermato integralmente la condanna inflitta nell’agosto di due anni fa per violazione del diritto d’autore e per concorrenza sleale. Il collegio della Sezione specializzata in materia di impresa, presieduto da Amedeo Santosuosso, ha anche stabilito che il gigante californiano dovrà versare 1.750 euro di spese processuali all’azienda di Cassina De’ Pecchi, nel Milanese. Nell’ottobre 2012, l’azienda italiana aveva ideato e lanciato la app Faround e poi poco meno di due mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, il social network di Zuckerberg aveva proposto agli utenti di scaricare la sua Nearby.

Un’applicazione che per Business Competence, che ha deciso di portare in Tribunale il colosso statunitense, sarebbe identica alla propria per concept e format, a eccezione dei soli aspetti grafici. Una tesi condivisa sia dai giudici civili di primo grado sia da quelli d’appello che hanno confermato la condanna inflitta dal Tribunale. Come si legge nella sentenza, per la Corte non esisterebbero prove che Nearby Places sia stata sviluppata in modo autonomo da Facebook rispetto a Faround. Da qui, a detta dei giudici, la conseguente “appropriazione parassitaria di investimenti altrui per la creazione di un’opera dotata di rilevante valore economico”

I dati presi da altre app

La numero 2 di Facebook Sherly Sandberg avrebbe ha confermato che potrebbero essere più app che hanno raccolto i dati personali degli utenti di Facebook e dei loro amici, come quella usata per passare poi illegalmente le informazioni a Cambridge Analytica. Lo ha affermato la commissaria europea alla giustizia Vera Jourova dopo la telefonata con la stessa Sandberg. Rivela di essere stata informata, ha quindi spiegato Jourova, che Facebook sta programmando un audit estensivo su tutte queste app, ma che ci vorrà molto tempo.

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