Sempre più smart working nelle aziende italiane, piccole o grandi che siano. In poche parole si tratta del lavoro da casa, alle stesse condizioni contrattuali ovvero al medesimo trattamento economico di chi lavora in ufficio. Si tratta di quella modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, stabilita con accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli, obiettivi, senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile uso di strumenti tecnologici per svolgere l’attività lavorativa. La prestazione è eseguita in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro.

Smart working: come si fa

Anche la recente classifica Top Employers, certificazione internazionale per le aziende che hanno un particolare attenzione verso la formazione e il benessere dei propri dipendenti, tiene conto dell’applicazione delle norme sullo smart working. Nell’accordo che regola lo smart working sottoscritto tra azienda e dipendente devono essere indicati i tempi di riposo e le modalità di disconnessione dagli strumenti di lavoro. Per l’attivazione del lavoro da casa, che non costituisce una nuova tipologia contrattuale ma solo una modalità di esecuzione del rapporto subordinato, è necessaria la sottoscrizione di accordi individuali che regolamentino lo svolgimento della prestazione.

Il datore deve predisporre un accordo individuale con il dipendente interessato, una policy sugli strumenti di lavoro e i controlli, norme disciplinari e una informativa scritta sui rischi. Per gestire in modo efficace la strumentazione fornita ai dipendenti l’imprenditore deve regolamentarla in anticipo. Il dipendente deve sapere come funzionano gli strumenti, come devono essere usati e come sono fatti i controlli. Se è data informazione adeguata al lavoratore delle modalità d’uso e di effettuazione dei controlli nel rispetto delle norme sulla privacy, le informazioni raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro.

La policy sui controlli a distanza deve contenere: una descrizione degli strumenti e delle regole di utilizzo; i comportamenti non tollerati, l’indicazione della possibilità o meno di usare gli strumenti per ragioni personali, l’indicazione dei dati conservati e dei soggetti abilitati ad accedervi, le modalità e tempi di conservazione dei dati, le prescrizioni interne circa la sicurezza dei dati e dei sistemi, le modalità, le ragioni e la frequenza dei controlli, un riferimento chiaro al codice disciplinare per la violazione delle prescrizioni.

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