A Ivrea riapre l’asilo Olivetti progettato nel 1941 da Figini e Pollini: un’architettura pensata per l’infanzia che racconta il welfare di Adriano Olivetti e restituisce alla comunità una memoria ancora viva.

Il Comune di Ivrea ha riaperto il 1° settembre 2026 l’asilo nido Adriano Olivetti, dopo il restauro dell’edificio progettato da Luigi Figini e Gino Pollini. Chiuso dal 2017, il complesso di via Camillo Olivetti accoglie di nuovo bambini e famiglie e torna alla sua funzione educativa. I lavori sono costati 4,6 milioni di euro, di cui 3 milioni finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. La riapertura restituisce alla città un servizio e una testimonianza concreta del modo in cui l’impresa olivettiana legava il lavoro alla cura e alla vita della comunità.

Un asilo per i figli dei lavoratori

Tra il 1939 e il 1941 Adriano Olivetti affidò a Figini e Pollini la progettazione di una struttura per l’infanzia, da costruire vicino agli stabilimenti. Servivano posti per i figli dei dipendenti, il cui numero era aumentato, e un servizio capace di accompagnare i bambini dalla prima infanzia fino all’età prescolare. Il nido si inseriva così nell’organizzazione aziendale e nel sistema di assistenza materna e infantile, che riconosceva un ruolo anche alle famiglie.

Il complesso separava il nido per i più piccoli dalla scuola materna destinata ai bambini più grandi. Accanto agli ambienti per la cura, comprendeva spazi per giocare, riposare e consumare i pasti. L’edificio originario copriva 1.267 metri quadrati e aveva una capienza prevista di circa 150 bambini. L’assistenza era pensata come un insieme di attività quotidiane, affidate a personale specializzato e rivolte allo sviluppo fisico e intellettuale. La cura faceva parte del percorso educativo: era presente nei gesti e negli spazi della vita al nido.

Figini e Pollini, architettura a misura d’infanzia

Nel progetto, il razionalismo prende forma in edifici bassi e articolati, modellati sul declivio del terreno e in rapporto con il paesaggio di Ivrea. La pietra locale si alterna alle superfici vetrate; gli ambienti interni si aprono verso il giardino. Anche la disposizione degli spazi accompagna questa relazione: cortili e aree verdi collegano le diverse attività con l’esterno.

Inaugurato nel 1941, l’asilo portava la luce e la natura nella quotidianità dei bambini. Le grandi aperture rendevano luminosi gli ambienti, mentre la continuità con il giardino offriva occasioni di gioco all’aperto. C’era anche un richiamo alla storia del luogo: il pergolato riprendeva nella forma i pali di pietra usati un tempo per sostenere le viti della zona. Un elemento locale inserito in un’architettura moderna.

La disposizione degli ambienti rispondeva alle esigenze dell’infanzia e contribuiva a definire il progetto architettonico. Gioco, riposo e attività di cura trovavano posto in spazi pensati per accompagnare le giornate dei bambini, con luce e giardino come presenze quotidiane.

Il welfare nell’idea d’impresa Olivetti

Per Adriano Olivetti, l’azienda aveva un ruolo che andava oltre la produzione e il rapporto tra salario e prestazione. La qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie rientrava nella visione d’impresa. I servizi per l’infanzia appartenevano a un insieme più ampio di iniziative sociali, culturali e assistenziali, con strutture e spazi che mettevano in relazione l’azienda con la città. Il welfare era parte della cultura aziendale, e l’architettura ne rendeva visibile la presenza.

L’asilo collegava il benessere delle famiglie all’educazione e all’organizzazione del lavoro. La vicinanza alla fabbrica inseriva il servizio nella vita quotidiana dei dipendenti; la cura riservata agli spazi e alla pedagogia riconosceva valore al tempo trascorso dai bambini al nido. Questa vicenda appartiene anche alla storia della tecnologia italiana: l’innovazione Olivetti riguardava i prodotti e i processi, ma comprendeva una precisa idea del rapporto tra impresa e territorio.

Dal cantiere alla riapertura

Con la chiusura del 2017 l’edificio smise di ospitare il nido, mentre il servizio continuò in altre strutture cittadine. Il Comune avviò un percorso di recupero e valorizzazione; nel 2018 affidò la progettazione definitiva degli interventi. La prima fase riguardava la sicurezza dei locali seminterrati, la bonifica dell’amianto e il recupero del verde. Il progetto prevedeva anche di destinare l’ex guardiania e l’aula giardino a spazi espositivi e informativi.

Nel 2023 i due ambienti furono interessati da lavori specifici per renderli accessibili a cittadini e visitatori. Al loro interno è stato predisposto un percorso dedicato alla storia educativa dell’asilo e al sistema dei servizi Olivetti. Il cantiere generale ha poi riunito restauro conservativo, ristrutturazione e adeguamento alle norme, per riattivare il nido tutelando i caratteri storici dell’edificio.

A settembre 2026 la struttura è tornata alla sua destinazione educativa comunale e può accogliere fino a 96 bambini. Gli spazi espositivi e le visite guidate accompagnano il pubblico nella storia architettonica e sociale del complesso. Il nido e il percorso di conoscenza convivono nello stesso luogo: da una parte le attività quotidiane dei bambini, dall’altra la possibilità di conoscere il patrimonio industriale di Ivrea.

Una memoria che torna a essere servizio

L’asilo fa parte del sito UNESCO «Ivrea, città industriale del XX secolo», riconosciuto per il rapporto tra architettura, industria e organizzazione urbana sviluppato nel Novecento. Con la riapertura, l’edificio è tornato a essere un nido e continua a offrire spazi accessibili in cui raccontare la storia del progetto e del welfare aziendale. La memoria resta legata a un uso quotidiano e alla comunità che l’ha prodotta.

Gli ambienti progettati da Figini e Pollini per l’infanzia ospitano di nuovo un servizio educativo. A questo uso si affianca l’apertura culturale, che permette di leggere il rapporto tra impresa e città. A Ivrea l’architettura è ancora uno spazio pubblico, frequentato e condiviso: la storia industriale torna così a far parte della vita di ogni giorno.

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