Il crollo di 500 miliardi nella capitalizzazione di Alphabet riaccende i dubbi sul titolo: il cloud cresce, ma gli investimenti nell’IA pesano sulla cassa. Ecco le possibili ricadute per investitori e imprese italiane.
Alphabet ha perso circa 500 miliardi di dollari di capitalizzazione nella seduta di giovedì 29 ottobre 2026, dopo che il titolo è sceso del 12,6%. La holding che controlla Google ha così registrato una delle maggiori riduzioni di valore giornaliere nella storia di Wall Street. Per gli investitori italiani, il dato segnala soprattutto un brusco ridimensionamento delle attese sui ricavi e sui ritorni degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Perché Alphabet ha perso valore in Borsa
La reazione del mercato è arrivata dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, riferiti al periodo chiuso a settembre 2026. I ricavi hanno raggiunto 127,6 miliardi di dollari, con un aumento del 25% su base annua. La crescita, però, non ha raggiunto le previsioni degli analisti. Anche l’utile per azione, pari a 2,12 dollari, è rimasto sotto le attese. Sul risultato netto hanno pesato inoltre perdite per 8,7 miliardi di dollari sul valore di investimenti finanziari.
Un altro dato ha attirato l’attenzione: nel trimestre il flusso di cassa libero, cioè la liquidità residua dopo gli investimenti, è stato negativo per 9,1 miliardi di dollari. Alphabet ha speso 51,4 miliardi in infrastrutture e prevede per il 2026 investimenti annuali nell’ordine di 195-205 miliardi. Una quota rilevante è destinata alla capacità di calcolo e ai data center necessari per l’intelligenza artificiale. Sono impegni di grande entità, mentre il mercato cerca di capire quale ritorno economico possano produrre.
La perdita di capitalizzazione misura la riduzione del valore che il mercato attribuisce alle azioni di Alphabet. La cifra di circa 500 miliardi riguarda quindi il valore complessivo della società in Borsa, mentre i 51,4 miliardi indicano la spesa per infrastrutture sostenuta nel trimestre. Sono numeri che descrivono aspetti diversi dei risultati e della reazione degli investitori.
Il rallentamento riguarda anche la ricerca, da tempo il principale motore pubblicitario del gruppo. I ricavi di Google Search sono cresciuti del 12% nel terzo trimestre 2026, dopo il 17% del trimestre precedente e il 19% del primo. Philipp Schindler, responsabile commerciale di Google, ha riconosciuto che le interrogazioni in AI Mode, la ricerca conversazionale con risposte generate dall’intelligenza artificiale, hanno una monetizzazione pubblicitaria inferiore. Le query aumentano, ma la loro crescita non si traduce ancora con la stessa velocità in ricavi pubblicitari.
Cloud in crescita, ma l’IA assorbe cassa
La trimestrale presenta anche risultati in forte crescita. Google Cloud ha più che raddoppiato i ricavi, arrivando a 30,7 miliardi di dollari nel terzo trimestre 2026. Nello stesso periodo, l’utile operativo della divisione è passato da 3,6 a 11,1 miliardi. A sostenere il business è la domanda di servizi cloud e di infrastrutture per l’IA.
Il mercato considera insieme l’espansione della divisione e il capitale necessario per alimentarla. Alphabet deve finanziare nuovi data center mentre il modello pubblicitario cambia: gli strumenti di intelligenza artificiale possono fornire risposte senza portare l’utente a cliccare sui siti o sugli annunci tradizionali. La flessione di giovedì, la seconda per dimensione dopo quella registrata da Nvidia nel gennaio 2025, segnala una revisione delle aspettative sul rapporto tra costi, ricavi e liquidità. Nel trimestre, intanto, il margine operativo del gruppo è salito al 31,8%.
Cosa cambia per investitori e imprese italiane
Per chi possiede direttamente azioni Alphabet, il rendimento dipende dall’andamento del titolo e dal cambio. Le azioni sono quotate in dollari: una volta convertito in euro, il valore dell’investimento risente anche delle oscillazioni euro-dollaro. Il calo del 12,6% in una seduta riduce il valore della partecipazione. Chi investe tramite fondi indicizzati o ETF è esposto in misura legata alla quota di Alphabet nell’indice e alla composizione del prodotto; conta anche l’eventuale copertura valutaria.
La correzione può incidere sui fondi esposti ai grandi titoli tecnologici, in particolare quando Alphabet ha un peso significativo nel benchmark. Gli strumenti, però, non replicano tutti gli stessi indici e non hanno la medesima concentrazione. Il rischio valutario è una componente distinta da quello azionario e può amplificare o attenuare il movimento registrato in dollari.
Per le aziende italiane che comprano pubblicità su Google, l’attenzione si concentra sull’evoluzione dei formati nelle risposte generate dall’IA. Nel tempo, la posizione e le modalità di visualizzazione degli annunci potrebbero cambiare, con conseguenze sulle campagne e sulla misurazione dei risultati. Le imprese che utilizzano Google Cloud si affidano invece a una divisione in forte crescita. Un ridimensionamento degli investimenti potrebbe influire sulle priorità di sviluppo o sulla capacità infrastrutturale.
La richiesta degli investitori è che la crescita dell’IA e del cloud si traduca in ricavi e cassa sufficienti a sostenere spese molto elevate. Nel frattempo, la ricerca pubblicitaria attraversa una fase di transizione e la sua crescita ha rallentato rispetto ai trimestri precedenti.










