La multa inflitta a Google in Corea del Sud riaccende il confronto sulle regole dei pagamenti nelle app: tra sistemi alternativi, reazioni delle aziende e paragoni con l’Europa, emergono possibili effetti anche per gli sviluppatori italiani.

Il 29 ottobre 2026 la Korea Media and Communications Commission (KMCC), l’autorità sudcoreana che vigila sulle comunicazioni, ha imposto a Google una multa di 42,9 miliardi di won e ad Apple una sanzione di 20,8 miliardi. In tutto, 63,7 miliardi di won. La decisione riguarda le politiche di pagamento negli app store e i ritardi nella revisione delle applicazioni; per gli sviluppatori è in gioco la possibilità concreta di scegliere come ricevere i pagamenti.

L’indagine era partita nell’agosto 2022. La KMCC ha applicato la legge sudcoreana del 2021, che vieta ai gestori degli app store di imporre un proprio sistema di pagamento. La Corea del Sud è stata il primo Paese ad applicare una norma di questo tipo. Gli ordini chiedono alle piattaforme di consentire nelle app i collegamenti ai sistemi di pagamento esterni e di rendere più trasparenti le procedure di revisione.

Pagamenti alternativi e regole contestate

Google e Apple permettevano formalmente di usare sistemi di pagamento di terze parti all’interno delle app. La KMCC ha rilevato che su queste transazioni veniva applicata una commissione del 26% sui pagamenti alternativi, poco sotto il 30% previsto per i sistemi proprietari. Alcune funzionalità, inoltre, erano limitate. Secondo l’autorità, condizioni simili lasciavano agli sviluppatori una possibilità di scelta soprattutto teorica.

Per gli acquisti digitali esistono percorsi diversi. Un pagamento alternativo può essere completato all’interno dell’app; un acquisto può anche partire dall’app e concludersi su un sito esterno. I pagamenti tramite siti esterni erano bloccati. Il provvedimento chiede ora di consentire agli sviluppatori sudcoreani di inserire collegamenti verso checkout esterni. La modifica può cambiare il percorso d’acquisto, le commissioni applicate e il controllo diretto della relazione commerciale con il cliente.

La KMCC ha contestato anche i ritardi nella revisione delle app. In alcuni casi, secondo l’autorità, le piattaforme non avrebbero fornito spiegazioni adeguate sulle cause dei ritardi né indicato quando sarebbe ripresa la procedura. I tempi di approvazione determinano quando un aggiornamento o una nuova applicazione arriva agli utenti. Per chi sviluppa e distribuisce servizi digitali, procedure più trasparenti possono rendere meno incerta l’organizzazione del lavoro.

Apple deve rispondere anche di una contestazione specifica: tra il 2015 e gennaio 2023 avrebbe addebitato agli sviluppatori sudcoreani commissioni superiori a quelle applicate in altri mercati, calcolandole su prezzi comprensivi di IVA. Le due societĂ  devono presentare i piani di conformitĂ  entro un mese dalla ricezione degli ordini e realizzare le modifiche entro tre mesi.

La risposta delle aziende e il confronto europeo

Apple ha dichiarato di non condividere la decisione. La società sostiene che le modifiche già introdotte rispettino il Telecommunications Business Act e ha detto di stare valutando le opzioni previste dalla normativa coreana. Nella sua risposta ha richiamato anche il contributo economico dell’App Store agli sviluppatori del Paese. Google ha espresso rammarico, affermando che la decisione non avrebbe tenuto pienamente conto degli aggiornamenti alle proprie politiche su pagamenti e commissioni.

In Europa gli obiettivi sono simili, ma le regole seguono strumenti distinti. Il Digital Markets Act (DMA) disciplina i grandi servizi digitali designati come gatekeeper e limita le pratiche che impediscono agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso offerte o pagamenti esterni. Il Digital Services Act (DSA) stabilisce invece obblighi piĂą ampi di responsabilitĂ  e trasparenza per i servizi online.

Nel 2025 la Commissione europea ha sanzionato Apple per 500 milioni di euro, contestando le restrizioni alla possibilitĂ  di indirizzare gli utenti verso offerte esterne. Nel 2026 Bruxelles ha inflitto a Google una multa di 890 milioni di euro: 430 milioni riguardano i limiti imposti su Google Play alla comunicazione di opzioni di acquisto piĂą economiche. Entrambe le societĂ  hanno contestato le decisioni europee. Le successive modifiche alle condizioni di Google Play sono ora sottoposte alla valutazione della Commissione.

Le possibili ricadute per gli sviluppatori italiani

Gli ordini sudcoreani si applicano agli sviluppatori e alle attività interessati in quel mercato. Per i developer italiani, il riferimento normativo più immediato è il DMA, valido nell’Unione europea e distinto dalla legge sudcoreana. Le decisioni europee hanno già portato Apple e Google a cambiare commissioni e regole di distribuzione. Le condizioni applicate possono variare a seconda del servizio e del tipo di transazione.

La vicenda coreana aggiunge pressione regolatoria su tre aspetti che riguardano anche le imprese italiane: commissioni, link esterni e tempi di revisione. Se le regole europee renderanno più praticabili i pagamenti fuori dalle piattaforme, gli sviluppatori potranno controllare meglio il checkout e i margini. Dovranno però sostenere i costi tecnici e organizzativi dei sistemi alternativi. La multa sudcoreana resta una decisione locale; il controllo degli app store sugli acquisti digitali è già al centro delle norme europee.

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