Seoul sanziona Google e Apple per le pratiche sui pagamenti in-app: la multa da 47 milioni di dollari riaccende il confronto sui vincoli imposti agli sviluppatori e sulle regole che potrebbero influenzare anche l’Europa.

Google e Apple sono state sanzionate in Corea del Sud per un totale indicato di 47 milioni di dollari. L’accusa riguarda le commissioni applicate agli sviluppatori che sceglievano sistemi di pagamento esterni agli app store: secondo l’autorità sudcoreana, quei costi rendevano meno conveniente ricorrere alle alternative, sia per chi pubblica app sia per i consumatori.

Il caso rientra nell’applicazione della legge sulle attività di telecomunicazione, modificata nel 2021 per impedire ai gestori dei principali marketplace di imporre in esclusiva i propri sistemi di acquisto in-app. La decisione si inserisce nel confronto tra piattaforme e regolatori, mentre in Europa opera una disciplina distinta.

Pagamenti in-app, le contestazioni di Seoul

La Korea Media Communications Commission (KMCC), organismo sudcoreano di vigilanza sulle comunicazioni, ha stabilito che Google e Apple hanno violato le norme sugli acquisti nelle applicazioni, abusando della posizione dominante nei rispettivi negozi digitali. L’accertamento è stato annunciato il 22 ottobre 2026. Per definire le sanzioni, la commissione ha rinviato a una fase successiva.

La legge del 2021 vieta ai grandi operatori degli app store di obbligare gli sviluppatori a usare soltanto il sistema di pagamento integrato. Dopo la modifica, Google e Apple hanno ammesso in alcuni casi l’utilizzo di gateway di terzi; sugli acquisti elaborati fuori dai propri sistemi avrebbero però applicato una commissione di circa il 26 per cento. Per la KMCC, l’addebito ha svuotato di efficacia la possibilità di scegliere un metodo alternativo.

Per uno sviluppatore, poter inserire un collegamento a un servizio di pagamento esterno serve a poco se i costi aggiuntivi rendono l’opzione economicamente impraticabile. La commissione può ridurre il margine dell’editore, indurlo a mantenere il pagamento interno oppure incidere sul prezzo di un abbonamento o di un acquisto digitale. Per gli utenti, una maggiore concorrenza tra sistemi può ampliare la scelta delle modalità di pagamento.

La sanzione da 47 milioni di dollari e la ripartizione

La somma associata al caso, 47 milioni di dollari, corrisponde a circa 63,7 miliardi di won sudcoreani, secondo la conversione riportata. La ripartizione indicata è di circa 30,3 miliardi di won per Google e 20,5 miliardi per Apple: rispettivamente, all’incirca 22,4 e 15,1 milioni di dollari. Le due quote ammontano a circa 50,8 miliardi di won, poco meno del totale espresso in dollari. Si tratta di valori approssimativi e convertiti.

Il procedimento era iniziato prima. Nell’ottobre 2023 la stessa autorità aveva avvertito che avrebbe potuto imporre alle due società la sanzione massima prevista. L’accertamento reso noto nel 2026 porta avanti quel percorso: la commissione ha valutato la condotta e ha rinviato la definizione delle misure pecuniarie. Per gli sviluppatori, il nodo regolatorio riguarda l’accesso tecnico a un gateway esterno e le condizioni economiche per usarlo senza che i costi ne annullino il vantaggio.

Dalla Corea del Sud alla regolazione europea

In Europa, nel frattempo, la disciplina degli app store segue il Digital Markets Act (DMA), regolamento dell’Unione europea applicabile dal 2024. Il testo impone obblighi ai cosiddetti gatekeeper, le grandi piattaforme designate, e mira anche a permettere agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso offerte o modalità di acquisto alternative. La legge sudcoreana e il regolamento europeo hanno ambiti, obblighi e procedure di applicazione propri.

Le autorità dei due mercati hanno rivolto l’attenzione alle commissioni, ai vincoli contrattuali e al controllo dei canali di pagamento. Nell’ambito del DMA, la Commissione europea ha contestato a Google le restrizioni alla possibilità per gli sviluppatori di promuovere offerte esterne su Google Play. In Italia, nel 2025, l’Antitrust ha sanzionato Apple per la policy App Tracking Transparency, relativa alla concorrenza e alla pubblicità digitale.

Per chi acquista app in Italia, la decisione coreana non modifica le regole. Nel mercato globale, però, il caso mostra che i regolatori esaminano anche i costi e le condizioni legati ai pagamenti alternativi. Per gli operatori degli store non basta consentire una scelta sulla carta: sviluppatori e utenti devono poterla usare concretamente.

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