Dal 29 maggio 2025 in Italia non sarà più possibile richiedere l’accesso al meccanismo dello Scambio sul posto, una formula che per anni ha permesso ai piccoli produttori di energia da fonti rinnovabili, soprattutto impianti fotovoltaici, di ottenere una compensazione economica tra l’energia elettrica immessa in rete e quella prelevata nei momenti di consumo. Il sistema, introdotto e gestito dal Gestore dei Servizi Energetici, è stato per lungo tempo assimilato a una sorta di batteria virtuale: producevi energia quando potevi e ne consumavi quando ne avevi bisogno, beneficiando di un meccanismo di conguaglio vantaggioso.
Con l’avvio della nuova disciplina prevista dalla legge 34 del 2024 e poi regolamentata dall’Arera, solo chi riuscirà a connettere l’impianto entro il 29 maggio potrà continuare a fare richiesta, purché inoltri la domanda di convenzione entro il 26 settembre 2025. Chi ha già una convenzione attiva potrà comunque usufruirne fino alla scadenza naturale dei 15 anni dalla data di attivazione, ma alla fine di questo periodo, il passaggio sarà obbligatorio: entrerà in gioco il Ritiro dedicato. Ed è proprio questa la nuova realtà che gli impianti fotovoltaici di piccola e media taglia dovranno affrontare.
Cos’è il Ritiro dedicato e in cosa è diverso dal vecchio Scambio sul posto
Il Ritiro dedicato, già esistente ma destinato a diventare lo standard per chi produce energia da fonti rinnovabili, è un sistema completamente diverso rispetto allo Scambio sul posto. Non c’è più alcuna compensazione tra ciò che si consuma e ciò che si produce. In pratica, il Gse acquista l’energia immessa in rete e riconosce al produttore un corrispettivo economico calcolato in base a due modalità alternative. La prima è il Prezzo minimo garantito: un valore fisso stabilito annualmente, che nel 2025 sarà pari a 4,64 centesimi di euro per ogni kWh immesso. Si tratta della soluzione preferibile per chi cerca stabilità e prevedibilità nei ricavi, indipendentemente dalla volatilità del mercato elettrico. La seconda è il Prezzo zonale orario: un meccanismo dinamico che varia in base alla zona geografica e al momento della giornata in cui l’energia viene ceduta.
Il Ritiro dedicato non consente di prelevare energia dalla rete in credito: quando si consuma energia elettrica, la si paga interamente alla tariffa di mercato. Quando la si produce e non la si consuma, la si cede al Gse ottenendo il compenso previsto. Il risultato? Una dinamica più vicina a una vera vendita dell’energia che a una compensazione su base mensile o annuale.
Autoconsumo, accumulo e comunità energetiche
Con la fine dello Scambio sul posto, la vera sfida per i produttori domestici sarà quella di massimizzare l’autoconsumo cioè utilizzare l’energia autoprodotta nel momento stesso in cui viene generata. È qui che entrano in gioco strumenti come i sistemi di accumulo (le cosiddette batterie domestiche), capaci di conservare l’energia prodotta durante il giorno per utilizzarla nelle ore serali. Sebbene l’investimento iniziale sia ancora significativo, la tecnologia è in costante evoluzione e i costi stanno gradualmente diminuendo.
Una seconda opzione sempre più concreta è l’autoconsumo collettivo, una formula pensata per condomini o edifici plurifamiliari, che consente a più utenti di condividere l’energia prodotta da un unico impianto. Ancora più promettenti sono le Comunità energetiche rinnovabili, veri e propri ecosistemi energetici locali in cui cittadini, imprese ed enti pubblici si alleano per produrre, condividere e consumare energia da fonti pulite, beneficiando di incentivi e premi economici.
Chi, invece, dovrà aderire al Ritiro dedicato, potrà scegliere la modalità più adatta al proprio profilo di produzione e consumo: il Prezzo minimo garantito per la tranquillità di un guadagno minimo garantito, oppure il Prezzo zonale orario per provare a massimizzare i ricavi nei momenti di alta domanda, magari monitorando attentamente le fasce orarie più vantaggiose.










