Attenzione ai cibi che si portano a tavola perché il rischio di acquistare prodotti fasulli è realmente facile, soprattutto se l’etichetta non è completa ovvero non riporta in modo corretto la loro origine. E nessuno può dirsi esente, neanche il pane, le marmellate, i succhi di frutta o i salumi. Anzi, l’allarme è su uno su quattro. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che raccoglie firme, anche attraverso il web, per chiedere all’Unione europea un’azione contro il cibo falso e a difesa dell’agricoltura italiana. La sottoscrizione è possibile sui siti coldiretti.it e campagnamica.it. Stando ai dati diffusi dalla confederazione due prosciutti su tre venduti in Italia provengono per esempio da maiali allevati all’estero, così come 200 milioni di chili di succo di arancia destinati al consumo degli italiani.

C’è anche il fake food

Non esistono allora solo le fake news perché mutuando l’espressione, è a rischio fake nel carrello della spesa un prodotto alimentare su quattro che non riporta obbligatoriamente l’origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini. La raccolta firme avviata con la petizione #stopcibofalso per chiedere al parlamento europeo che i consumatori abbiano la possibilità di conoscere l’origine degli alimenti che portano in tavola è allora l’avvio di una mobilitazione popolare per proteggere la salute, tutelare l’economia, bloccare le speculazioni e difendere l’agricoltura italiana.

Nonostante i passi in avanti permangono ancora zone d’ombra e ogni giorno rischiano di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e origine incerta che mettono a rischio la salute, come dimostrano i ripetuti allarmi alimentaria livello planetario per la mancanza di trasparenza. Dall’ultimo caso del latte in polvere francese alla salmonella per i bambini alla carne di cavallo spacciata per vitello nei ragù, dai prosciutti ottenuti da maiali olandesi alimentati con mangimi alla diossina fino al succo di arance brasiliane trattate con il carbendazim, un pesticida vietato in Europa. L’indicazione di origine – rilancia l’associazione dei coltivatori diretti – permette di contrastare quelle imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all’economia dell’Italia.

Secondo Coldiretti, nel 25% dei prodotti sugli scaffali c’è un chiaro richiamo all’italianità che spesso viene sfruttata a sproposito, come dimostrano i recenti interventi di Antitrust e Magistratura. L’associazione ricorda che nei suoi ultimi interventi l’Autorità garante della concorrenza ha contestato la presenza della bandiera italiana su prodotti apparentemente tricolori ma provenienti da Turchia, Marocco ed Egitto.

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