Poter uscire per strada, afferrare oggetti o raccogliere un fiore: per Almerina Mascarello, 55 anni di Montecchio Precalcino (Vicenza), che aveva perso la mano sinistra 23 anni fa in un incidente stradale, queste azioni così semplici sono state un’esperienza straordinaria, grazie alla mano bionica che percepisce il contatto con gli oggetti e che è stata sperimentata fuori da un laboratorio. La mano è stata realizzata dal gruppo di Silvestro Micera, della Scuola Superiore Sant’Anna e del Politecnico di Losanna. L’intervento è stato eseguito nel giugno 2016 nel policlinico Gemelli di Roma dal gruppo del neurologo Paolo Maria Rossini.
La sperimentazione, i cui risultati sono in via di pubblicazione su una rivista scientifica internazionale, è la terza tappa di una strada cominciata quasi 20 anni fa e il cui obiettivo ultimo è realizzare un’elettronica così miniaturizzata da portare a protesi completamente impiantabili. Sensazioni straordinarie per chi non riesce a provarle da tanto tempo, ma che si traducono ancora in qualcosa di simile a una leggera pressione o a una puntura. L’arto hi-tech sperimentato da Almerina ha l’elettronica racchiusa in uno zainetto simile a quello che si usa a scuola e pesante circa tre chilogrammi. Durato sei mesi, il test ha dato informazioni importanti per raggiungere l’obiettivo ultimo. La speranza è che la lunga strada della sperimentazione possa raggiungere presto l’obiettivo finale ossia rendere disponibili queste protesi innovative a costi accessibili, un risultato che richiederà ancora anni di ricerca.
Come funziona la mano bionica
Alla realizzazione di una mano bionica, capace non solo di afferrare gli oggetti ma anche di percepire al tatto la loro consistenza, si lavora dal 1999 alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Nel 2009 è stato impiantato il primo (ma solo per 20 giorni). Da allora sono stati aggiunti sensori sempre nuovi e più affidabili. Il futuro è rappresentato dal progetto europeo Nebias, che punta alla miniaturizzazione spinta in vista di protesi che simulano tutte le funzioni della mano. L’elettronica è stata realizzata dalla Scuola Superiore Sant’Anna insieme all’università di Cagliari e gli elettrodi impiantati nei muscoli si devono all’università tedesca di Friburgo. Tre sono gli elementi principali:
- Sensori. Registrano informazioni sull’oggetto manipolato
- Elettrodi. Impiantati nei muscoli del braccio: inviano le informazioni ricevute dal computer a cervello ricevono segnali dai muscoli che il computer trasforma in comandi per la mano
- Computer (nello zaino). Trasforma l’informazione in segnali sensoriali
Non si potrà mai sentire il calore
Una piccola infezione subito dopo l’impianto. Ma con una cura di antibiotici è subito passato tutto. E poi Almerina Mascarello ha iniziato a utilizzare la sua mano bionica. E a recuperare la sensibilità del tatto. A sentire le superfici lisce, quelle ruvide. «Il risultato che non potremo ottenere – ammette il bioingegnere Silvestro Micera della scuola Sant’Anna di Alta specializzazione di Pisa – è restituire la sensibilità al calore alla mano bionica. La sensazione del calore è molto fine e risiede in nervi molto piccoli dei polpastrelli: i relativi impulsi elettrici non sono riproducibili in modo artificiale per il cervello».










