Riconoscere le notizie false, quelle che oggi si chiamano fake news e una volta bufale. Le campagne di attenzione e di sensibilizzazione all’utilizzo consapevole del web sono iniziate da tempo. Le scuole potrebbero assumere un ruolo fondamentale nella formazione dei giovani, che per riconoscere le tante bugie diffuse in Rete hanno bisogno di sviluppare ed esercitare il proprio senso critico. «Saper distinguere ciò che è vero da ciò che è falso è oggi diventata una competenza fondamentale», ha sottolineato Andreas Schleicher, direttore dei programmi di valutazione delle competenze scolastiche dell’Ocse, l’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Dal 2018, il test che viene somministrato ai ragazzi di 15 anni in 72 Paesi per valutare le loro capacità scientifiche, matematiche, di comprensione e di lettura, verrà arricchito da domande utili a capire quanto i giovani sappiano riconoscere le bufale. «Sapere che le cose scritte non sono necessariamente vere e che devi pensare criticamente è molto importante e credo che su questo la scuola possa fare la differenza» ha spiegato Schleicher. Non resta che vedere quali programmi concreti verranno attuati. Sono passati 600 anni da quando Pietro Aretino compose le Pasquinate per screditare gli avversari del suo committente Giulio de Medici al soglio pontificio, ma il problema di quelle che ora si chiamano fake news è ben lontano dall’essere risolto.

Anzi, è diventato clamoroso, secondo il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani che ne ha parlato a Milano, assieme a numerosi professori di diritto per cercare di capire quali possano essere le soluzioni a livello legislativo, e non solo. “Fake news e allarme sociale: responsabilità, non censura” è il titolo del convegno che si è svolto al centro congressi della Fondazione Cariplo promosso dalla Fondazione Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale, aperto dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana che ha parlato di battaglia culturale da vincere contro le fake news: «Il nostro ruolo è non farci travolgere dalla fretta dell’informazione digitale, perché arrivare per primi in rete è ormai un tema ossessivo».

La fretta è solo uno dei problemi, ma non è certo l’unico o il più pericoloso: dagli algoritmi ai troll, dai social bot alla logica dei like, il problema è ben più complesso e necessita di soluzioni nuove, perché «l’informazione fai da te rappresenta un enorme salto in avanti», come ha sottolineato Francesco Pizzetti, ex presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, proponendo «il divieto ai social network di utilizzare robot per diffondere notizie e messaggi falsi da un’unica centrale». Il fenomeno delle fake news «è esploso e non è più ignorabile». Anzi, «va risolto nel più breve tempo possibile», ha detto Cardani, perché «vite umane, soprattutto dei più giovani, dipendono da questi fenomeni».

Per Cardani, comunque, «il vento sta un po’ cambiando» e «la sovranità del clic» negli ultimi 4-5 mesi è stata messa in discussione soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti da grosse società che hanno rescisso contratti pubblicitari con social network.

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