Le bollette a 28 giorni saranno presto vietate. Anche quelle legate ai piani tariffari per cellulari con modalità prepagata e al settore business, partite Iva incluse. La commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento che ferma la fatturazione a 28 giorni per i servizi delle imprese telefoniche, delle pay TV e Internet (Adsl e fibra ottica), stabilendo scadenze mensili o per multipli del mese. Sono previste sanzioni a carico delle società che non si adegueranno alla norma entro 120 giorni e rimborsi e indennizzi forfettari (non retroattivi) per i consumatori. Dalla norma sono escluse le bollette di luce e gas perché, come ha spiegato il relatore del testo, i costi sono vincolati ai consumi ovvero sono già regolate da una delibera dell’Authority per l’energia. Ogni nuova comunicazione al pubblico di offerte che non rispettano queste caratteristiche rappresenterà “pratica commerciale scorretta”.

Bollette: da 28 a 30 giorni

Le bollette degli abbonamenti telefonici, TV e Internet dovranno dunque avere cadenza mensile. La norma non è ancora esecutiva e lo sarà solo dal 2018. Gli operatori che non si adeguano alle scadenze entro 120 giorni, continuando ad applicare la fatturazione a quattro settimane, dovranno rimborsare i clienti con un indennizzo di 50 euro. Non è però stato chiarito chi riceverà questo rimborso e con quali tempi e modalità lo percepirà. La commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento al decreto legge collegato alla manovra. Il periodo mensile, o suoi multipli – si legge nella proposta di modifica – costituisce standard minimo nelle condizioni generali di contratto e nella Carta dei servizi.

Nel caso di violazione dello standard da parte dell’operatore, che dovrà adeguarsi alle bollette mensili entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge che contiene la norma, si applica un indennizzo forfettario pari a 50 euro, in favore di ciascun utente interessato dalla illegittima fatturazione, maggiorato di un euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Adesso tocca agli operatori – che hanno l’obbligo di garantire informazioni chiare e trasparenti sulle offerte precisando anche se la fibra arriva al domicilio o solo alla centrale – adeguarsi per tempo alle scadenze previste rispettando il termine fissato dei 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge che contiene la norma. L’apparato sanzionatorio è stato corretto al rialzo, con il raddoppio delle somme previste che passano da un minimo di 240.000 euro a un massimo di cinque milioni di euro.

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