Al via il taglio deciso dall’Unione europea ai costi delle chiamate internazionali in Europa. Chiamare dall’Italia un amico o un familiare in vacanza o per lavoro o studio in Francia o in Spagna o Germania diventa quindi meno caro. Grazie alle nuove norme stabilite dal Codice europeo per le telecomunicazioni, entra infatti in vigore un tetto massimo al prezzo che gli operatori possono fare pagare per effettuare telefonate da un numero fisso o mobile di un Paese dell’Unione europea a un altro numero fisso o mobile di un altro dei 28, più Islanda, Norvegia e Liechtenstein.

I costi non potranno più superare i 19 centesimi al minuto per le chiamate e i 6 centesimi per gli sms, Iva esclusa. La misura segue l’abolizione, sempre decisa dall’Unione europea avvenuta due anni fa, dei costi di roaming: dal 2017 fare chiamate, inviare sms e navigare quando ci si trova all’estero in Europa costa come a casa.

Ma la web tax ferma, si teme un buco da 150 milioni

La web tax non decolla, nemmeno in versione gialloverde. La tassa sull’economia digitale, che l’Italia tenta di introdurre in solitaria dal 2013, dovrebbe valere sui ricavi dei colossi del web già da quest’anno ma in assenza del decreto attuativo, che andava emanato entro fine aprile, rischia di creare un mini-buco per le casse dello Stato da 150 milioni nel 2019, che diventano oltre mezzo miliardo (600 milioni era cifrata in manovra) a regime a partire dal prossimo anno.

Il decreto attuativo, di concerto tra ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico, sentiti anche Garante per la privacy e Agcom, doveva arrivare entro il 30 aprile per fissare i servizi effettivamente assoggettati alla nuova imposta ma non ha visto ancora la luce, rallentato anche dal mancato accordo Ue sulla tassazione dei giganti del web. All’Ecofin di marzo si è registrato infatti l’ennesimo fallimento della trattativa per giungere a una web tax europea (a causa dell’opposizione di Irlanda, Svezia, Danimarca e Finlandia), rinviando il nodo in sede Ocse.

Ma l’organizzazione internazionale si è data come deadline il 2020 per giungere a una proposta condivisa e fare pagare le tasse ai colossi del web là dove generano fatturati e utile. Nel frattempo diversi Paesi europei si stanno attrezzando – non solo l’Italia, anche Francia e Spagna hanno introdotto una imposizioni ad hoc per il digitale.

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