Il primo operatore che tornerà alla fatturazione ogni 30 giorni sarà Vodafone. Lo farà dal 4 aprile 2018 e coinvolgerà tutti i suoi clienti, sia quelli che hanno attivato una tariffa in abbonamento e sia quelli che stanno preferendo la soluzione della ricaricabile. Poi, a seguire, sarà il turno di tutti gli altri. A oggi non ci sono comunicazioni ufficiali e i gestori si dicono ancora allo studio. Tuttavia nel frattempo la bolletta a 28 giorni costa agli operatori di telecomunicazioni una multa di 1,16 milioni di euro ciascuno. L’Agcom ha infatti deciso di multare Vodafone, Tim, Wind Tre e Fastweb con il massimo della sanzione prevista.

Sanzione non proporzionata ai ricavi

La decisione era nell’aria, visto che già qualche mese fa l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni aveva avvertito gli operatori sul rischio di sanzioni per non aver rispettato i dettami della stessa Authority nel marzo scorso. La decisione delle compagnie telefoniche di fatturare non mensilmente, a 30 giorni, ma settimanalmente, quindi a 28 giorni, aveva portato l’Agcom ad intervenire già in primavera a tutela degli utenti della telefonia fissa e delle offerte convergenti fisso-mobile. La multa è comunque modesta rispetto ai ricavi delle compagnie. Secondo il Codacons la multa è giusta nelle intenzioni, perché ribadisce l’assoluta illegittimità dell’operato dei gestori telefonici, ma suona ridicola nella sua entità, perché per nulla proporzionata ai ricavi raccolti.

Cosa cambia con le nuove norme

Stando alle nuove norme le bollette degli abbonamenti telefonici, TV e Internet devono avere cadenza mensile. Il periodo mensile o suoi multipli costituisce standard minimo nelle condizioni generali di contratto e nella Carta dei servizi. Dalla rimodulazione dei tempi di fatturazione sono escluse le promozioni non rinnovabili o inferiori al mese così come le bollette di luce e gas, perché i costi sono vincolati ai consumi ovvero sono già regolate da una delibera dell’Authority per l’energia. Ogni nuova comunicazione al pubblico di offerte che non rispettano queste caratteristiche rappresenterà “pratica commerciale scorretta”.

E se non si adeguano, continuando ad applicare la fatturazione a 28 giorni, dovranno rimborsare i clienti con un indennizzo di 50 euro, a cui aggiungere un euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La norma non è retroattiva ovvero nessun rimborso è previsto per il pregresso. Di più: l’apparato sanzionatorio è stato corretto al rialzo, con il raddoppio delle somme previste che passano da un minimo di 240.000 euro a un massimo di cinque milioni di euro.

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