Si apre tra le polemiche il festival di Cannes quest’anno. E questa volta al centro dell’attenzione ci sono i film (e parzialmente le serie TV) in streaming. La battaglia dei giorni scorsi relativa alla questione Netflix sembra non terminare più, anzi. Com’era prevedibile, la querelle riguardo alla mancata distribuzione in sala dei film portati a Cannes dal colosso degli Stati Uniti, la cui piattaforma per lo streaming (anche gratis e in italiano) è da tempo online da queste parti con abbonati su abbonati, non poteva non caratterizzare i giorni del Festival. Sì, perché durante la conferenza di presentazione della giuria, il presidente Pedro Almodovar non ha utilizzato mezzi termini.

Le sue parole sono state chiare: «Ritengo paradossale dover assegnare la Palma d’Oro, o qualsiasi altro premio, a un film che poi non potrà essere visto nelle sale», ha detto il regista spagnolo. Una dichiarazione bomba, che sicuramente farà scendere più di qualche gradino (per usare un eufemismo) le quotazioni dei due film in gara targati proprio Netflix, ovvero The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e Okja di Bong Joon-Ho. Una battaglia di retroguardia? Sotto certi aspetti sì, visto che dai colossi dello streaming arrivano film d’autore che altrimenti non sarebbero prodotti e che riempire le sale di ragazzi abituati a vedere i film sugli smartphone è ormai raro.

Piuttosto, è una battaglia di business. Il direttore dei contenuti di Netflix, Ted Sarandos, aveva dichiarato che Cannes dovrebbe «celebrare le arti a prescindere dalla piattaforma». Chissà però se in suo soccorso basteranno le parole dell’altro giurato, Will Smith, diametralmente opposte a quelle del presidente: «Ho tre figli, che hanno dai 16 ai 24 anni, e vanno almeno due volte alla settimana al cinema. Allo stesso tempo, in casa abbiamo Netflix, strumento che da quando è arrivato non ci ha tolto nulla ma che, al contrario, ci ha portato solo benefici, di fatto ampliando per i miei ragazzi la comprensione cinematografica a 360 gradi, visto che ormai la linea di demarcazione tra la sala e la proposta Netflix si è di fatto azzerata».

La bagarre è appena iniziata, dunque. Chissà che, al più presto, non arrivi una nuova nota dall’organizzazione del Festival per cercare di stemperare la questione. Non foss’altro, per provare a garantire ai 18 film in concorso di partire tutti con le stesse possibilità. Senza pregiudizi ideologici di sorta che, crediamo, con la qualità artistica di un’opera dovrebbero avere poco a che fare. Per la cronaca, il resto della giuria è composta da Agnes Jaoui («Dobbiamo capire che il mondo va avanti, non possiamo fermare la tecnologia»), Jessica Chastain, Paolo Sorrentino, Maren Ade, Park Chan-wook, Fan Bingbing e Gabriel Yared.

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