Vi siete mai chiesti come fanno gli astronauti a scrivere in assenza di gravità o nelle condizioni più estreme? La risposta è semplice, utilizzano le speciali penne Fischer, create nel 1965 da Paul Fischer nientemeno che per la NASA.

Questa penna fu creata appositamente perla NASA che aveva bisogno di una soluzione alternativa alla classica matita per le sue missioni spaziali.
Infatti la grafite delle matite poteva essere pericolosa per i meccanismi tecnologici sofisticati delle navicelle e quindi era necessario trovare una soluzione che comportasse meno rischi.

Fu usata la prima volta durante la missione dell’Apollo VII nel 1968. La struttura è costituita da acciaio e ottone e , diversamente dalle normali penne che siamo abituati ad usare, la “space pen” ha una cartuccia di inchiostro sottoposto a ben tre atmosfere di pressione.

L’inchiostro viene poi distribuito sulla carta tramite una precisissima punta costituita da carburo di tungsteno che ha la particolarità di possedere un angolo di scrittura ampissimo che di fatto consente di scrivere in qualsiasi situazione.

Ovviamente anche l’inchiostro non è un inchiostro normale, vengono usati infatti speciali inchiostri di tipo viscoso e che presenta un’elevata elasticità.
Il risultato è un materiale quasi gommoso che viene distribuito sulla superficie dalla speciale punta.
Questo sistema e questo inchiostro permettono di scrivere addirittura sotto l’acqua, grazie alle incredibili caratterisciche che li cottraddistinguono.

E’ una penna nata per svolgere le sue funzioni in qualsiasi condizione e quindi ha un range di temperatura in cui lavorare che varia tra -35°C e +150°C.

Per chi volesse saperne di più o acquistarla, riportiamo di seguito il link al sito ufficiale:

http://www.spacepen.com/