La Regione Toscana crea una struttura coordinata da atenei e centri di ricerca per proteggere dagli attacchi via web gli archivi di Comuni, Asl, piccole e medie imprese. In base al protocollo firmato a Firenze, la sede del centro regionale per la cybersecurity sarà a Pisa, con l’allestimento di un presidio a Firenze per la pubblica amministrazione. Il coordinamento sarà affidato a tre tecnici della Regione e a un responsabile per ognuno dei centri universitari. Entro tre mesi atenei, Cnr e Imt dovranno presentare un progetto, che dovrà contemplare un osservatorio regionale che studi tutti gli attacchi informatici ai danni di pubblico e privati.

Il cybercrimine costa 600 miliardi

Il cybercrime costa all’economia mondiale quasi 600 miliardi di dollari, pari allo 0,8% del Pil globale. Lo dice un rapporto realizzato da McAfee e dal Center for Strategic and International Studies, un dato in aumento rispetto allo studio precedente che nel 2014 ha stimato le perdite globali in circa 445 miliardi di dollari. Secondo la ricerca la crescita è avvenuta nell’arco di tre anni grazie all’abilità dei criminali informatici di adottare rapidamente le nuove tecnologie e alla relativa facilità di entrare nelle fila della criminalità.

007 Usa contro smartphone cinesi

No agli smartphone cinesi sul mercato americano: possono favorire lo spionaggio. È l’allarme lanciato dall’intelligence americana che invita a non acquistare cellulari made in China, come quelli prodotti da Huawei e Zte. Fbi, Cia e National security agency parlano di rischi per la sicurezza nazionale, ma l’avvertimento potrebbe avere anche un altro significato e rientrare nella guerra commerciale dell’amministrazione Trump portata avanti con la politica dell’America First. Insomma, una sorta di dazio indiretto sui prodotti cinesi. Per Huawei si tratta di un colpo durissimo: lo scorso settembre, anche se per un breve periodo, ha superato Apple affermandosi come secondo produttore al mondo di cellulari grazie al suo successo in Asia.

Negli Stati Uniti però non riesce a decollare. Eppure Huawei sembrava essere riuscita a spuntarla nei mesi scorsi raggiungendo un’intesa preliminare con At&t. L’accordo è però saltato all’ultimo momento, a poche ore dal suo annuncio ufficiale: At&t si è tirata indietro, disdicendo l’intesa in seguito a pressioni politiche. Dietro la netta bocciatura dell’intelligence alcuni sospettano ci sia la guerra commerciale neanche troppo velata in corso fra Stati Uniti e Cina. Trump, che ha puntato il dito contro il pesante deficit commerciale americano nei confronti di Pechino, ha imposto dazi fino al 50% sulle lavatrici importate e fino al 30% sull’importazione di pannelli solari per i prossimi quattro anni.

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