Succede allora che le imprese sono sempre più digitali ma attacchi informatici, hacker e malware sono cause di incertezza nel business. Un caso su tutti: WannaCry, il virus di tipo ransomware che nel maggio scorso ha colpito più di centomila sistemi nel mondo. In un rapporto di Allianz Barometer la nuova mappa delle paure nell’era dell’economia globale e interconnessa. E non mancano alcune sorprese. Più nel dettaglio, i rischi temuti dalle aziende tlc sono

  • Rischi informatici 77%
  • Interruzione di attività 44%
  • Catastrofi naturali 33%
  • Cambiamenti legislativi 28%
  • Danno reputazionale 23%

Allianz Risk Barometer 2018

Puntano alla spina dorsale dell’economia connessa e, quando colpiscono, possono mettere a repentaglio il successo, o addirittura l’esistenza, di aziende di ogni dimensione e settore. Secondo l’Allianz Risk Barometer 2018, i principali rischi aziendali a livello globale sono rappresentati dalla interruzione di attività e dai rischi informatici. Anche le maggiori perdite dovute alle catastrofi naturali sono una preoccupazione crescente per le aziende, con il 2017 che si è distinto come anno peggiore. Il cambiamento climatico si colloca per la prima volta tra i primi 10 rischi più importanti. L’impatto del rischio delle nuove tecnologie è uno di quelli in maggior crescita, in quanto le aziende riconoscono che innovazioni come l’intelligenza artificiale o la mobilità autonoma potrebbero creare in futuro nuove responsabilità e perdite su larga scala, così come le opportunità.

Al contrario, le imprese sono meno preoccupate degli sviluppi del mercato. Allianz Risk Barometer si basa sull’analisi di 1.911 esperti di rischio provenienti da 80 Paesi. Anche in Italia il rischio più temuto dalle aziende si conferma l’interruzione di attività dopo i rischi informatici e le catastrofi naturali. Il danno reputazionale o d’immagine, che passa dalla decima alla quarta posizione nel 2018, è invece il rischio in maggior crescita. Per la prima volta, secondo le aziende e gli esperti di rischi, anche gli incidenti informatici sono considerati il fattore scatenante più temuto e l’interruzione di attività è considerato il principale fattore di perdita dopo un incidente informatico.

L’impatto sul costo medio di un blackout del cloud della durata di oltre 12 ore per le aziende dei settori finanziario, sanitario e retail potrebbe ammontare, secondo il rapporto, a 850 milioni di dollari in Nord America e 700 milioni in Europa. Varie minacce come la violazione dei dati, gli attacchi degli hacker o l’interruzione di attività a seguito di un blocco informatico, collocano questo tipo di rischio al primo posto in 11 Paesi intervistati e nella regione delle Americhe e al secondo posto in Europa e Asia Pacifico. È anche considerato il rischio più sottovalutato e il principale pericolo a lungo termine.

I precedenti

Eventi recenti come gli attacchi WannaCry e Petya hanno causato notevoli perdite finanziarie a un gran numero di imprese. Altri, come Mirai, il più grande attacco DDoS (Denial of Service) mai sferrato contro le principali piattaforme e servizi Internet in Europa e Nord America alla fine del 2016, dimostra i rischi dell’interconnessione e della dipendenza che esiste, visto il condiviso utilizzo delle infrastrutture e dei fornitori di servizi Internet. A livello individuale, le carenze di sicurezza individuate nei chip dei computer in quasi tutti i dispositivi moderni rivelano la vulnerabilità informatica delle società moderne. Nel 2018 continuerà a crescere il potenziale di eventi cosiddetti uragani informatici, in cui gli hacker attaccano un numero sempre maggiore di imprese, concentrandosi sulle dipendenze delle infrastrutture comuni.

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