Verrebbe da dire che si tratta del richiamo della foresta ovvero di quel desiderio di essere ancora protagonisti nella natia Italia anche se si è residenti all’estero, come in Francia, in Spagna, in Germania, in Belgio, in Olanda, in Portogallo, in Austria.

Quando parliamo di protagonismo ci riferiamo anche alla possibilità di aprire una azienda in Italia se si è residente all’estero in una nazione dell’Unione europea. Questa opzione non è così scontata come si potrebbe immaginare poiché ci sono una serie di passaggi procedurali da seguire così come norme da rispettare.

Sono residente all’estero, come faccio ad aprire un’azienda in Italia

Un aspetto fondamentale da verificare quando si decide di aprire un’azienda in Italia, per cui è sicuramente utile farsi affiancare da un consulente in materia, è l’esistenza di una convenzione contro le doppie imposizioni siglata tra l’Italia e il Paese di residenza di chi intende aprire un’azienda.

Se la risposta è affermativa, la tassazione ovvero una ritenuta fiscale del 30%, è in Italia, in quanto è svolta la prestazione. Se specificato nella convenzione contro le doppie imposizioni, è tassato in Italia solo se ha fissato una base fissa. Anche in questo caso si applica la ritenuta del 30%, ma chi apre un’azienda deve documentare quanti dei suoi redditi derivano dalla base fissa italiana.

Se un’azienda e compie l’attività amministrativa in Italia ma senza dichiararlo all’amministrazione finanziaria, rischia di inciampare nell’esterovestizione ovvero la fittizia localizzazione della residenza fiscale di una società all’estero, e la stabile organizzazione occulta con conseguente accusa di evasione fiscale e avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle entrate. In caso di omessa dichiarazione, le sanzioni variano dal 120% al 240% dell’imposta dovuta e non versata.

Quando si apre una azienda in Italia se si è residente all’estero in una nazione Ue è utile controllare con attenzione anche gli aspetti contabili ovvero quelli legati alla gestione del conto corrente. Le spese di trasferimento di denaro da un Paese all’altro possono infatti essere particolarmente elevate. Meglio recarsi alla filiale locale dove si intende aprire il conto bancario e informarsi nel dettaglio. L’alternativa è naturalmente la consultazione del sito web.

Per aprirne un conto corrente in Italia nel caso in cui si lavora all’estero occorre fornire un documento di riconoscimento valido (di solito il passaporto, ma possono bastare la carte di identità e la patente), il codice fiscale – di entrambi i titolari se si tratta di un conto cointestato -, l’indirizzo di residenza.

I residenti non italiani hanno il diritto di aprire conti bancari non residenti, indipendentemente dalla cittadinanza. Ricordando che questi conti per chi lavora all’estero hanno in genere tassi di interesse più elevati, la soluzione è rappresentata dal conto corrente per non residenti.

Altri aspetti da considerare se apro una azienda in Italia dall’estero

Anche chi non vive in Italia, ma ha aperto un’azienda e vive all’estero, può gestire il proprio denaro con un istituto attivo nel nostro Paese e soprattutto rimanendo in perfetta regola con le norme del fisco. Ancora più precisamente, questa opzione è pensata per chi ha la residenza fiscale in Italia e da 183 giorni è iscritto all’anagrafe dei residenti.

Passaggio fondamentale per accedere a questa soluzione è l’iscrizione all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Dopodiché occorre dismettere il conto corrente italiano e trasferire le somme sul nuovo conto per residenti all’estero.

Questo tipo di conti correnti consente di effettuare le operazioni di base come l’accredito dello stipendio, i versamenti e i prelievi. Sempre nel rispetto delle medesime disposizioni che regolano la gestione di un conto corrente in Italia, come l’obbligo alla trasparenza.

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