Toyota porta la guida autonoma dai SUV di serie ai robotaxi: il livello 4 promette di cambiare il ruolo di chi è al volante. Tra mercati, tempi di lancio e possibili ricadute, ecco cosa potrebbe significare anche per l’Italia.

Dal 2027 Toyota e Waymo porteranno in Giappone SUV elettrici bZ4X convertiti in robotaxi. Nello stesso anno sono previsti i test e le verifiche iniziali. I veicoli saranno assemblati nello stabilimento Toyota di Takaoka e dotati dell’hardware autonomo sviluppato da Waymo, società statunitense specializzata nella guida senza conducente. Per i passeggeri, il progetto prevede un servizio in cui il software assume la guida entro condizioni operative definite.

Dal SUV di serie al robotaxi

La base è la Toyota bZ4X elettrica, chiamata bZ in alcuni mercati, che verrà adattata al trasporto a richiesta. Toyota integrerà i dispositivi Waymo sulla stessa linea produttiva del modello standard: un veicolo di grande serie sarà così allestito con la tecnologia di un operatore di mobilità autonoma. L’accordo amplia la collaborazione avviata nel 2025, quando le due aziende avevano cominciato a sviluppare una piattaforma e a valutare l’integrazione dei sistemi Waymo nei modelli Toyota.

L’abitacolo sarà configurato per il servizio ai passeggeri. Sono previste porte automatiche, portellone elettrico e illuminazione ambientale; nella zona posteriore ci sarà spazio dedicato e l’accesso sarà agevolato. Sono caratteristiche pensate per l’uso quotidiano del taxi, durante la salita e il viaggio.

Cosa significa guida autonoma di livello 4

Il progetto punta al Livello 4 di automazione. Entro l’area operativa prevista e nelle condizioni per cui è stato progettato, il veicolo può svolgere l’intero compito di guida senza chiedere al passeggero di intervenire. Il sistema Waymo Driver gestisce la marcia all’interno di questo ambito. Il servizio, quindi, funziona entro limiti e condizioni definiti; le situazioni che escono da quel perimetro vengono gestite dall’organizzazione del servizio e dalle procedure del sistema.

Le auto private con ADAS, invece, affidano al conducente la sorveglianza della strada e la responsabilità di riprendere il controllo. Funzioni come il mantenimento di corsia e il cruise control adattivo lo assistono durante la guida, ma richiedono che resti pronto a intervenire. Nel robotaxi, il passeggero non svolge questo compito.

Sensori e software lavorano insieme per rilevare l’ambiente, interpretare ciò che accade e pianificare le manovre. A bordo, l’infotainment può servire a comunicare al passeggero informazioni sul viaggio, istruzioni o richieste operative. Il progetto prevede dunque un ruolo distinto per i sistemi di guida e per quelli rivolti a chi viaggia: i primi gestiscono la marcia, i secondi accompagnano l’esperienza a bordo.

Mercati, tempi e ricadute per l’Italia

Il primo banco di prova sarà il Giappone. Test e validazione sono attesi nel 2027, con l’obiettivo di preparare un servizio di trasporto completamente autonomo basato su veicoli prodotti nel Paese. A Tokyo Waymo ha già utilizzato alcuni Jaguar I-Pace elettrici, con un supervisore di sicurezza al volante. Per il 2027 è previsto il passaggio alle corse commerciali senza conducente. I bZ4X Toyota entreranno quindi in una nuova fase del progetto, legata alla produzione e all’attività del servizio.

Dopo il debutto giapponese, l’espansione annunciata riguarda il Regno Unito e altri mercati in cui Waymo è attiva. La società punta a portare la flotta da circa 4.000 veicoli nel 2026 a 20.000 entro la fine del 2027. Il piano dà la misura della crescita prevista per il servizio.

Per i passeggeri, le prime opportunità saranno nei mercati in cui il servizio verrà autorizzato e attivato. Il trasporto a chiamata può essere utile anche a chi incontra difficoltà di mobilità. Per i conducenti italiani, il confronto riguarda soprattutto gli ADAS: nelle auto private resta necessario il controllo umano, mentre il progetto Toyota-Waymo affida la guida al sistema entro un perimetro operativo preciso.

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