No, nessun Italexit. L’Italia continua a rimanere nell’euro, ma rispunta la lira. Anzi, la lira 2.0 perché si tratta di criptovaluta e non della produzione di banconote e monete vere e proprio. L’obiettivo? Lo stesso che regola le altre valute digitali ovvero creare un sistema di pagamento indipendente dai governi. Niente di più niente di meno dalla criptovaluta più famosa al mondo, il Bitcoin.

Il progetto si chiama Itl (Italian lira) e, precisiamolo subito, con la questa nuova moneta è possibile pagare in ogni parte del mondo. Resta da capire quale sarà la risposta del mercato. Non tanto e non solo per il concetto di lire in sé, ma per la tenuta delle stesse monete digitali, troppo soggetti a volatilità.

Come funziona la lira 2.0

A mettere la firma a questo progetto è stato un gruppo di giovani che – come ci tengono a far sapere – vivono in tutti e cinque i continenti. Alla base del funzionamento della lira 2.0 c’è la tecnologia della blockchain di Ethereum. Sul versante della sicurezza le garanzie arriverebbero dall’utilizzo di ERC20, lo stadard tecnico utilizzato per gli smart contracts da Ethereum. Sono finora cinque le piattaforme che hanno aperto allo scambio di questa criptovaluta: Exchange, EtherDelta, ForkDelta, Stocks e Token Store.

La tabella di marcia prevede che entro la fine del prossimo anno si arrivi alla creazione del sito web la vendita dei token ed entro il 2022 si passi allo sviluppo e la distribuzione di sistemi di pagamento wireless per dispositivi mobile ovvero smartphone e tablet.

Monete da 1-2 centesimi, aumento dei prezzi per mancanza

Sono sparite dalla circolazione le monetine da 1 e 2 centesimi di euro. Succede in Belgio con i commercianti impossibilitati a dare il resto e quindi costretti ad arrotondare i prezzi (verso l’alto) provocando piccoli ma continui aumenti. Di quei 860 milioni di pezzi da 1 centesimo e 770 milioni di pezzi da 2 centesimi non c’è quasi traccia.

Il motivo? Secondo il Ministero federale delle Finanze la pigrizia degli stessi cittadini all’utilizzo dei cosiddetti bronzini, non rendendosi conto come siano proprio loro a pagare le conseguenze. Il governo di Bruxelles sta allora pensando di avviare una campagna di comunicazione nazionale per spingere i belgi a portare le monetine in banca ed evitare una stangata sui prezzi.

Anche perché la Banca centrale europea ha già detto no all’ipotesi di coniare nuove monetine da 1 e 2 centesimi di euro oltre a quelli stabiliti proprio perché ne esistono già tante e vanno tirate fuori. Già lo scorso anno è già stato concesso al Belgio di avere 60 milioni di bronzini supplementari.

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