Questo inizio anno passerà alla storia come quello dell’esplosione del caso degli smartphone rallentati. Sotto osservazione c’è anche Samsung, che si accoda ad Apple. Quest’ultima ha peraltro pubblicamente riconosciuto l’impatto negativo dei nuovi aggiornamenti software sui device meno recenti. Il sospetto è però il coinvolgimento anche dei produttori di terminali equipaggiati con sistema operativo Android. Samsung, ad esempio, presente sul mercato con la coppia di top di gamma Samsung Galaxy S8 e Samsung Galaxy S8+, oltre a una lunga serie di smartphone e tablet più economici e meno prestanti e dal costo più abbordabile. Insomma, chi può dirsi al sicuro?
Ecco dunque che l’Antitrust ha aperto due procedimenti per fare chiarezza sulla pratica di ridurre la velocità dei vecchi smartphone per spingere i clienti a comprare i modelli nuovi. Sotto esame Apple, che già aveva ammesso di modificare la gestione della batteria dei vecchi cellulari, riducendo le prestazioni, per preservarli da spegnimenti improvvisamente, e per la prima volta Samsung. Il concetto è quello di obsolescenza programmata ovvero la strategia volta a definire il ciclo vitale di un prodotto, in modo da limitarne la durata a un periodo prefissato.
Avviati due procedimenti
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dunque aperto un’indagine sugli smartphone rallentati, su cui sarebbero stati volontariamente applicati dai produttori componenti per il peggioramento nel tempo delle funzioni del telefono, in modo da spingere i consumatori ad acquistare nuovi apparecchi. Le indagini sono due e riguardano distintamente Samsung e Apple. Una decisione, spiega l’Autorità presa in seguito a segnalazioni delle associazioni dei consumatori e a una preistruttoria svolta sulle società italiane delle due multinazionali. Il caso si sta allargando a macchia d’olio e si ricorda coma siano 32 le class action che Apple rischia di dover fronteggiare, solo negli Stati Uniti, per aver rallentato le prestazioni degli iPhone.
Solo una decina di giorni di fa, in base a una legge in vigore nel Paese ora invocata anche in Italia dalle associazioni dei consumatori, è stata infatti la Procura della Repubblica francese al Tribunale di Nanterre ad aprire una inchiesta su Apple, accusando l’azienda di obsolescenza programmata e truffa a danno dei consumatori. Proprio su questo l’Antitrust vuole vederci chiaro. Anche se in Italia non esiste una legge come quella francese che configura la pratica come reato, secondo l’Autorità le due società potrebbero aver attuato “una politica commerciale volta a sfruttare le carenze di alcuni componenti per ridurre nel tempo le prestazioni dei prodotti e indurre i consumatori ad acquistarne nuove versioni”.










