Mark Zuckerberg sapeva dei problemi alla privacy di Facebook, delle pratiche dubbie adottate. Le rivelazioni del Wall Street Journal sono una doccia fredda per il social media, intento a cercare di stringere rapidamente un patteggiamento con la Federal trade commission, che da oltre un anno indaga su Facebook. A far trapelare la possibilità che Zuckerberg fosse al corrente delle problematiche pratiche sulla privacy della società sono alcune email rinvenute da Facebook mentre raccoglieva la documentazione per rispondere alla Ftc.

Email che da subito hanno fatto tremare Facebook per il possibile impatto sulla sua reputazione e l’hanno spinta a cercare di accorciare i tempi per un accordo con le autorità americane che indagano sullo scandalo dei dati di Cambridge Analytica.

Facebook, le mail inchioderebbero i vertici

L’inchiesta della Ftc verte infatti sul rispetto o meno da parte di Facebook del decreto consensuale del 2012, con il quale il social network si era impegnato a migliorare la sue politiche sulla privacy. In questo quadro si inseriscono le email rinvenute che sembrerebbero suggerire – riporta il Wall Street Journal – come Zuckerberg e i manager di Facebook non ritenessero prioritario il rispetto del decreto. Le email potrebbero complicare le trattative per il patteggiamento e mettere in difficoltà la difesa di Zuckberg, che sta opponendo resistenza all’ipotesi che possa essere ritenuto responsabile per i suoi 35.000 dipendenti.

Scottato dagli ultimi scandali che hanno travolto Facebook sia sul fronte della protezione dei dati degli utenti sia su quello della diffusione delle fake news per interferire sul voto degli americani, Zuckerberg ha sottolineato una volta di più la necessità di nuove norme per garantire l’integrità del processo elettorale, per proteggere la privacy della gente e per garantire la portabilità dei dati.

Per il ceo del più grande social media al mondo bisogna lavorare a una visione condivisa e il modello deve essere quello della General data protection regulation dell’Unione europea. A suo dire, aggiornando le regole per Internet, possiamo preservare il meglio di questo mondo, la libertà che hanno le persone di esprimersi e quella degli imprenditori di inventare cose nuove, proteggendo la società dai danni più ampi.

Tutti i Paesi dell’Unione europea e poi Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile. Facebook finiscono di nuovo nell’occhio del ciclone per aver approcciato politici del mondo promettendo loro investimenti e incentivi. Lo scopo? Fare pressione a sostegno delle sue posizioni contro le leggi sulla privacy dei dati.

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