È arrivata in Gran Bretagna la prima multa a Facebook per lo scandalo di Cambridge Analytica, la società britannica accusata di avere raccolto e utilizzato senza consenso a fini di propaganda politica i dati di 87 milioni di utenti di Facebook. La cifra in sé non è ingente (mezzo milione di sterline, pari a circa 565mila euro), ma si tratta della multa massima che poteva essere inflitta in base alla legge. Interessante notare che l’Information Commissioner’s Office (Ico), l’authority britannica sulla privacy e i dati, solitamente non rende pubbliche le sue conclusioni, ma in questo caso ha ritenuto opportuno farlo «per sollecitare l’interesse dell’opinione pubblica su questa materia».

E ci sono pochi dubbi sul fatto che le decisioni dell’Ico saranno tenute in attenta considerazione dalle varie autorità statunitensi che stanno indagando sul caso Cambridge Analytica: dall’Fbi alla Federal Trade Commission alla Security and Trade Commission. La reazione di Facebook è una sostanziale ammissione di responsabilità: «Avremmo dovuto fare di più per esaminare le richieste di Cambridge Analytica e agire già nel 2015» ha dichiarato il responsabile della privacy del social network, che ha sottolineato come la collaborazione con gli inquirenti sia stata assoluta «negli Stati Uniti come in altri Paesi».

In attesa di sapere quanto Facebook sarà costretta a pagare negli Stati Uniti e altrove, rimane il fatto che in altri casi che hanno visto coinvolti i colossi dello hi-tech le multe fioccate sono state assai più sostanziose. Nell’agosto 2016, in particolare, la Apple ha ricevuto una mega-sanzione da 13 miliardi di euro da parte della Commissione europea per il mancato pagamento di tasse tra il 2003 e il 2014: la società californiana aveva approfittato di benefici fiscali garantiti dall’Irlanda che furono giudicati non dovuti. L’anno prima sempre Apple aveva pagato al fisco italiano una multa da 318 milioni di euro per evasione fiscale.

Google, in arrivo maxi multa per Android

Maxi multa in arrivo per Google in Europa per abuso di posizione dominante di Android, il sistema operativo per telefonia mobile. Come riporta il Wall Street Journal, la Commissione europea potrà infliggere una sanzione anche superiore a quella da 2,4 miliardi di euro imposta l’anno scorso al colosso di Mountain View per abuso di posizione dominante del motore di ricerca. L’Unione europea ritiene che Alphabet, la holding a cui fa capo Google, possa avere ostacolato i potenziali concorrenti per tutelare le attività legate alla pubblicità mobile. Secondo le fonti sentite dal quotidiano la multa potrebbe toccare i 10 miliardi di euro.

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