Segno dei tempi che cambiano perché (anche) per via del dilagare delle fake news, Facebook è costretta a fare un passo indietro rispetto alle intenzioni iniziali. In buona sostanza il nuovo algoritmo implementato dal più popolare dei social network limita la diffusione di notizie che rimandano a siti esterni e privilegia i contenuti personali di amici e parenti. In buona sostanza gli utenti vedranno comparire nella propria bacheca più pensieri e foto e meno notizie. Il punto centrale è un altro: la difficoltà del sito blu a porre un argine alle bufale senza penalizzare la condivisione di link e di contenuti potenzialmente interessanti e affini ai gusti degli utenti.

Come cambia Facebook

Facciamo prima un passo indietro: il sito, fondato ad Harvard negli Stati Uniti dal proprietario Mark Zuckerberg, era originariamente stato progettato esclusivamente per gli studenti dell’Università di Harvard, ma fu presto aperto anche agli studenti di altre scuole della zona di Boston, della Ivy League e della Stanford University. Successivamente fu aperto a chiunque dichiarasse di avere più di 13 anni di età. Da lì il boom internazionale. Facebook cambia adesso gli ingredienti del social e – nel tentativo di farci sentire più felici e meno soli – si prepara a mostrarci un maggior numero di contenuti condivisi da amici e parenti, a scapito di ciò che pubblicano le pagine di media e società.

La novità è stata annunciata dal fondatore Mark Zuckerberg, che aveva aperto il 2018 promettendo di sistemare i troppi errori del suo social network, ma non piace ai mercati. In Borsa il titolo ha perso oltre il 5% sull’incertezza dell’impatto economico del cambiamento, che da un lato penalizza le aziende che contano su Facebook per diffondere i loro messaggi e contenuti, e dall’altro rischia di trattenere meno a lungo gli utenti sul social. «Sentiamo la responsabilità di assicurare che i nostri prodotti siano non solo divertenti, ma anche positivi per il benessere della gente», ha scritto Zuckerberg in un post. Ricerche accademiche «mostrano che quando si usano le reti sociali per connettersi con le persone a cui si tiene ci si sente meno soli, e ciò si collega a indicatori di felicità e salute a lungo termine. Al contrario, leggere articoli o guardare video in modo passivo, anche se informano o intrattengono, può non essere altrettanto buono». Da qui il cambio di rotta: la priorità non sarà più mostrare contenuti rilevanti agli utenti, ma «aiutarli ad avere interazioni sociali più significative».

L’idea sembra quella di spronare i due miliardi di persone su Facebook a pubblicare e commentare di più, allontanandosi da una fruizione passiva fatta di consumo e condivisione di contenuti altrui. Un obiettivo che secondo alcuni commentatori potrebbe nascondere la volontà di far esprimere gli utenti per poterli meglio profilare a fini pubblicitari. Video e notizie richiedono tempo per essere guardati e letti. Ridurre la loro presenza nel News Feed, cioè nel flusso di contenuti mostrato agli utenti, può diminuire il tempo trascorso dalle persone su Facebook, ha ammesso Zuckerberg, ma quel tempo «avrà più valore. E se facciamo la cosa giusta, credo che sarà un bene per la nostra comunità e anche per il nostro business nel lungo periodo».

Nell’immediato, a essere penalizzate saranno le pagine pubbliche, che rischiano il restringimento del bacino d’utenza.

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