Adesso è ufficiale: è in vigore la legge che introduce l’obbligo dei vaccini a scuola, con una novità: sarà anche possibile effettuare l’autocertificazione dell’avvenuta immunizzazione, presentando la documentazione successivamente. Sono complessivamente 12 e alle famiglie preoccupate per i tempi stringenti, il ministro della Salute ha assicurato che non sarà necessaria alcuna corsa perché è prevista una fase transitoria per consentire a tutti di ottemperare al nuovo obbligo. Tre i punti chiave:

  1. le 12 vaccinazioni previste divengono requisito obbligatorio per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia;
  2. i vaccini obbligatori e tutti gratuiti passano dunque da 4 a 12;
  3. la violazione dell’obbligo vaccinale comporta sanzioni pecuniarie da 500 a 7.500 euro.

All’atto dell’iscrizione, il genitore può quindi anche autocertificare l’avvenuta vaccinazione ed ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale sino al 10 luglio di ogni anno. Avrà tempo fino al 10 marzo per l’anno scolastico 2017-2018 secondo le disposizioni transitorie per la fase di prima applicazione del decreto. Anche la semplice presentazione della richiesta di vaccinazione alla Asl o la prenotazione dell’appuntamento, consente l’iscrizione a scuola. Se i genitori, dopo i richiami della Asl, decidono comunque di non vaccinare i figli, sarà il magistrato a valutare l’apertura di un eventuale procedimento. Per informare al meglio, il ministero prevede campagne di comunicazione, spot e un numero verde.

E per le Regioni, le prime indicazioni operative arriveranno attraverso una circolare esplicativa. Se fino a questo momento erano già obbligatori i vaccini contro

  1. difterite
  2. tetano
  3. epatite B
  4. poliomelite

adesso si sono aggiunti

  1. pertosse
  2. emofilo
  3. meningite (B)
  4. morbillo
  5. parotite
  6. rosolia
  7. varicella
  8. meningite (C)

Ma la sanità è in crisi

In questo contesto, in Italia ormai la sanità non è più per tutti. Sale a 35,2 miliardi di euro la spesa di tasca propria per la sanità (+4,2% nel periodo 2013-2016). E l’area della sanità negata continua ad espandersi: nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente). È quanto emerge dal Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute che fa il punto sulla situazione della sanità in Italia e sulle crescenti disparità. Non si ferma il boom della spesa sanitaria privata. La conseguenza sociale è un gorgo di difficoltà e disuguaglianze crescenti che risucchiano milioni di persone. Sono 13 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno sperimentato difficoltà economiche e una riduzione del tenore di vita per far fronte a spese sanitarie di tasca propria, 7,8 milioni hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o con le banche, e 1,8 milioni sono entrati nell’area della povertà.

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