In tanti ci hanno provato in passato, ma tra tentativi maldestri e sogni da pionieri, nessuno è riuscito a produrre risultati apprezzabili. Resta allora da scoprire se questa è la volta buona perché dalla Svizzera assicurano che i risultati sono già davanti agli occhi di tutti: trasformare i rifiuti in carburante. Più esattemete estrarre da una tonnellata di rifiuti circa 900 litri di carburante.

La rivoluzione è presto detta: se la produzione di plastica ha raggiunto livelli esasperanti ovvero il suo utilizzo è aumentato di 20 volte nell’ultimo mezzo secolo, dall’altra si assiste a un parallelo bisogno di energia. Come conciliare le due cose con un duplice vantaggio: la riduzione dell’impatto della plastica sull’ambiente e il contenimento dell’utilizzo di combustibili fossili per abbattere le emissioni di gas serra che stanno facendo saltare l’equilibrio climatico.

Ebbene, come annunciato da Luca Dal Fabbro, amministratore delegato della società specializzata in energie rinnovabili, e vicepresidente del Circular Economy Network, l’osservatorio sull’economia circolare creato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile e da 13 aziende, il business plan prevede la costruzione in Italia di impianti poco ingombranti e a zero emissioni dirette perché utilizzano la pirolisi. In questi strutture, pronte già il prossimo anno, entreranno le bottiglie e i sacchetti di cui cerchiamo di disfarci e uscirà carburante. Un processo scientifico e tecnologico (una magia, per altri) che porterà alla produzione di 900 litri di combustibile (simile al cherosene e al diesel) per ogni tonnellata di plastica.

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