Il cambiamento è di sostanza prima ancora che di forma e soprattutto è già operativo. Da questo mese di luglio 2018 i dipendenti del settore privato non hanno più la possibilità di richiedere al proprio datore di lavoro il versamento della quota maturanda del proprio Tfr. Alla fase della sperimentazione – così come comunicato dall’Inps che ha preso atto delle decisioni assunte a livello legislativo – non viene quindi dato alcun seguito. Si tratta dell’integrazione dello stipendio mensile riservata ai lavoratori assunti da almeno 6 mesi in azienda. La conseguenza è allora duplice: da una parte i datori di lavoro non sono più obbligati a erogare la quota del Trattamento di fine rapporto ai dipendenti. Dall’altra decadono in automatico le richieste avanzate dai dipendenti.

Alla base di questa iniziativa, adottata dal governo Renzi, c’è stato il tentativo di rendere un po’ più sostanziose le buste paga dei lavoratori. Tuttavia la decisione di farsi anticipare il Tfr era economicamente poco conveniente e infatti sono stati pochissimi i dipendenti che hanno aderito a questa soluzione.

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