Gli utenti possono difendersi da telefonate moleste iscrivendosi al Registro delle opposizioni. Ma ora la norma del ddl concorrenza permette di chiamare almeno per la prima volta qualsiasi numero acquisito senza consenso. In buona sostanza viene prevista come unica forma di tutela dell’utente la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima. Tanto per avere una idea dell’aria che si respira, secondo il Codacons, “mentre il fenomeno del telemarketing selvaggio è addirittura triplicato negli ultimi 5 anni, con chiamate commerciali che disturbano i cittadini a ogni ora e più volte al giorno, i nostri politici hanno pensato bene di liberalizzare le telefonate promozionali, autorizzando così una giungla che danneggerà enormemente gli utenti”.

Ma come fare per non ricevere telefonate pubblicitarie soprattutto sui cellulari? In attesa dell’approvazione definitiva del ddl Concorrenza che contiene le nuove norme sul telemarketing, gli strumenti per combattere il fenomeno sono appunto il Registro delle opposizioni ovvero la possibilità di non ricevere le telefonate, anche ai numeri non presenti sugli elenchi, cellulari in testa, e il ricorso a una sorta di black list delle aziende che non rispettano determinati requisiti. Da quando nel 2011 è stato istituito il registro delle opposizioni, sono arrivate al Garante per la protezione dei dati personali oltre 23mila segnalazioni avverso le telefonate selvagge. Gli stessi operatori telefonici Vodafone, Wind, Fastweb e Telecom si sono detti d’accordo con l’attivazione di nuove regole, come previsto in alcuni disegni di legge presentati al Senato.

Sky, Tim, Fastweb, Wind Tre, Vodafone, Mediaset: nuove regole per call center

In questo contesto è stato sottoscritto un protocollo di intesa fra 13 grandi aziende e che punta a far restare almeno l’80% dei servizi forniti di call center in Italia. Eni, Enel, Sky, Intesa Sanpaolo, Tim, Fastweb, Poste italiane, Trenitalia, Ntv, Wind Tre, Unicredit, Vodafone, Mediaset si sono impegnate, sotto lo sguardo del presidente del Consiglio e del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, a fare un passo in avanti nella tutela di 80mila lavoratori italiani. Una forza lavoro per quasi il 90% over trenta, che registra un bassissimo ricambio generazionale e che espone il settore più di altri alla delocalizzazione. Tra i punti chiave del protocollo

  • la qualità del servizio,
  • le certificazioni linguistiche,
  • il rispetto delle norme sulla privacy,
  • interventi per garantire concorrenza leale sul fronte del costo del lavoro.

Un insieme di elementi che convincono i sindacati: dalla Cgil alla Ugl passando per la Cisl e la Uil i commenti sono infatti positivi anche se c’è chi come Susanna Camusso invita a fare di più.

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