Il Cern di Ginevra abbandona Microsoft e passa all’open source per le sue strumentazioni informatiche. Il Centro di ricerche europeo ha preso la decisione per ragioni economiche. Il colosso di Redmond ha deciso di revocare lo status di istituzione accademica che consentiva uno sconto sui costi delle licenze. Il nuovo contratto avrebbe previsto un somma da corrispondere per ogni utente, che avrebbe fatto moltiplicare notevolmente i costi per l’uso del sistema operativo Windows.

Prevedendo quanto sarebbe successo, il Cern dallo scorso anno ha iniziato a sviluppare il programma Malt (Microsoft Alternatives), con il quale ha intrapreso un percorso che lo porterà ad abbandonare le soluzioni proprietarie a vantaggio di quelle aperte. Come spiegato dal Cern, l’obiettivo è riprendere il controllo usando un software aperto. Il progetto è ambizioso ma è anche un’occasione unica per dimostrare che è possibile realizzare i servizi più importanti senza un accordo in esclusiva con un venditore.

I server Microsoft in fondo al mare

Da parte sua, l’azienda di Redmond continua a invstire nell’innovazione. Microsoft si sposta infatti sulla frontiera: nell’ambito del progetto sperimentale Natick, la società ha installato 864 server in 12 rack al largo delle Isole Orcadi, a nord della Scozia. Un vero e proprio data center sottomarino – si presenta come un cilindro bianco di 12,2 metri -, con il quale si riduce in modo naturale il calore dei server, migliorando dunque l’efficienza.

Non essendoci persone può essere tolto tutto l’ossigeno e la maggior parte del vapor acqueo dell’atmosfera, riducendo così la corrosione, un problema per i data center. Il tubo sarà alimentato da un cavo sottomarino con l’elettricità generata da un sistema di energia eolica. Inoltre mettere i server off-shore sarebbe interessante perché il 50% della popolazione mondiale vive entro i 200 chilometri dalla costa e quindi la latenza sarebbe bassa. Il progetto vuole testare i vantaggi e i rischi per poi arrivare a un’implementazione su vasta scala.

L’aspetto più dibattuto è la sicurezza: se i server si rompono non possono essere riparati (stanno sott’acqua 5 anni) ma la speranza di Microsoft è che ci sia un più basso tasso di incidenti rispetto alla terra. Ma proprio l’ambiente acquatico è rischio di insidie per la vulnerabilità dei cavi sottomarini a causa di incidenti e attacchi da parte di squali sensibili ai campi elettromagnetici.

In Italia è stato invece inaugurato l’hub di Ambizione Italia per la Scuola, progetto nato dalla collaborazione tra Microsoft e Fondazione Mondo Digitale. Coinvolgerà un totale di 250.000 studenti tra i 12 e i 18 anni, l’80% dei quali dislocati nelle aree più svantaggiate del Paese, in corsi per acquisire competenze nell’ambito dell’intelligenza artificiale e della robotica, attraverso un approccio esperienziale e l’uso di tecnologie digitali.

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