La sentenza della Corte d’appello è arrivata dopo otto anni di udienze e dibattiti ed è favorevole a Oracle. Il giudice ha infatti dato ragione alla multinazionale di Redwood nella battaglie legale contro Google su un caso di diritti d’autore. Mountain View è accusata di violazione delle leggi sul diritto d’auto in occasione dell’utilizzo del software Java open source di Oracle per sviluppare la piattaforma Android per smartphone e tablet nel 2009. A detta del Tribunale federale, l’uso che Google ha fatto della tecnologia di programmazione è stato “non equo”. L’importanza di questa decisione va comunque al di là delle schermaglie a colpi di carte bollate tra le due multinazionali hi-tech.

Ripercussioni sull’utilizzo di tutti i software

Le conseguenze sono infatti destinate a coinvolgere tutta l’industria del software, il concetto di equo utilizzo e la questione sempre delicata del copyright. Fino a questo momento l’utilizzo del cosiddetto fair use stava alla base dello sfruttamento di un software senza licenza. Si tratta di una clausola legislativa secondo cui la lecita citazione non autorizza l’incorporazione di materiale protetto da copyright in un software. A detta degli avvocati che hanno curato la causa, una situazione del genere rendere più costoso e più complesso per gli sviluppatori l’utilizzo di Java e di altri software protetti da copyright per creare nuovi prodotti.

Secondo la Corte d’appello statunitense per il Circuito federale non c’è nulla di equo nell’utilizzare un lavoro protetto da copyright e usandolo per lo stesso scopo e con la stessa funzione dell’originale in una piattaforma concorrente. Resta da capire quale sarà la cifra che Google dovrà eventualmente risarcire, considerando che Oracle ha chiesto in precedenza fino a 9 miliardi di dollari di danni mentre il consigliere giuridico di Oracle ha di recente sostenuto che il valore è aumentato. I giudici hanno infatti rinviato la causa a un altro processo per stabilire quanto Google dovrà pagare di danni a Oracle nel caso di conferma della sentenza.

Sulla vicenda è pubblicamente intervenuta anche Google, manifestando la sia delusione per l’annullamento del primo verdetto della giuria, secondo cui Java è aperto e gratuito per tutti. Secondo l’azienda di Mountain View, questo tipo di sentenza renderà le app e i servizi online più costosi per gli utenti. Da qui la volontà di valutare le alternative disponibili sul tavolo.

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