In un periodo di continui cambiamenti delle regole per andare in pensione, continua a rimanere in vigore uno dei principali strumenti a disposizione di chi desidera fare un passo indietro prima del previsto. Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva che permette di anticipare l’uscita di tre anni. Ma occorre il rispetto di alcune condizioni ben precise. A oggi è possibile portarla da 66 a 63 anni e sette mesi con almeno 20 anni di contributi maturati, a condizione che l’assegno pensionistico sia almeno 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. Possibilità di cui, secondo alcuni calcoli, può usufruire solo chi ha avuto carriere con retribuzioni medio-alte e il cui calcolo della pensione finale si basa sul monte contributivo del richiedente da moltiplicare per il coefficiente di trasformazione, che si definisce in base all’età del lavoratore e della data in cui si decide di andare in pensione.

Per calcolare la propria pensione sulla base di tutti i contributi versati nel corso della  vita lavorativa, quando si decide di andare in pensione, si fa l’estratto conto contributivo per controllare se il requisito contributivo richiesto sia stato effettivamente raggiunto. Se il lavoratore si dovesse accorgere della mancanza di contributi dovuti, prima che vadano in prescrizione (cinque anni), deve regolarizzare la propria posizione contributiva, recuperando quelli non versati cui provvederà il datore di lavoro, nel caso in cui ovviamente sia stata sua la mancanza. Per i lavoratori dipendenti pubblici, il mancato versamento dei contributi è a carico delle amministrazioni.

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