Si chiamano unicorni e sono quelle società in fase di avviamento che hanno superato la valutazione di un miliardo di dollari. A contendersi il primato sono adesso Cina e Stati Uniti, ma con una novità di rilievo: con 18 nuovi unicorni contro i 32 a stelle e strisce, il Paese orientale ha effettuato il sorpasso sul valore attribuito. L’Italia è bloccata a 137 milioni. Viaggio agli stessi ritmi di Bulgaria, Romania, Portogallo. Più in generale, la quota europea di grandi startup tecnologiche – come fatto notare da recenti report – è inferiore a quella richiesta perché l’Europa rimanga competitiva con la Cina e con gli Stati Uniti. E allora, quali sono state le startup cinesi diventate unicorno nel 2017?

Alisports. Ha come ragione sociale lo sviluppo di tutti gli sport in Cina, compresi quelli elettronici. A quest’ultimo proposito, dicono i vertici, il business model deve essere ancora perfezionato. Zang Dazhong, ceo di Alisports, punta ad aumentare la popolarità di tutti gli sport in Cina.

Careem. È una delle tante risposte a Uber. Basata a Dubai, ha anch’essa ambizioni mondiali. Anzi, il vertice della società assicura di contare sul fatto che diventeremo entro il 2020 il maggior trasportatore di merci e persone del mondo.

Coinbase. Al boom delle criptovalute corrisponde comprensibilmente quello delle zecche online come questa. Asiff Hirji, direttore finanziario proveniente da Ameritrade, dice che “il Bitcoin non è più un gioco per ragazzi”.

Reddit. Si autodefinisce la prima pagina mondiale di Internet. Il sito di aggregazione di notizie ha ormai fra gli inserzionisti Google, Netflix, Toyota. Andrà in Borsa nel 2020. Steve Huffman è il ceo di Reddit, che si è aggiunta agli unicorni dell’hi-tech nel 2017.

Toutiao. È di gran lunga la startup a più veloce crescita dell’anno. È il primo aggregatore di notizie della Cina, Paese in cui peraltro diverse fonti occidentali sono bandite. Ha una base di 120 milioni di abbonati. Zhang Yiming è il fondatore del re degli unicorni 2017 con ben 20 miliardi di valore.

Ma poi ci sono anche Leonard Speiser, co-fondatore di Clover, che usa l’analisi dei dati medici per migliorare i servizi assicurativi; John Foley, fondatore e attuale ceo di Peloton, società che produce cyclette con tecnologie di avanguardia; Benedikt von Thüengen, ceo dell’inglese Cantab Research, che produce software per svolgere test cognitivi; Padmasree Warrior, ceo del produttore di auto elettriche Nio, che ha lanciato da poco un Suv per rivaleggiare con Tesla.

E in Italia cosa succede?

Tanto per avere un termine di paragone con quanto accade in Italia, nel 2017 sono stati investiti 110 milioni in startup. Un dato che significa apparentemente poco, ma che si carica di significati se si pensa che si tratta del primo calo in 3 anni: 68 milioni di investimenti in meno rispetto ai 12 mesi precedenti. Ad avere sfondato il tetto dei 10 milioni di euro solo l’app dei pagamenti Satispay e il marketplace delle auto Motork.

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