Roma dall'alto - Wikipedia
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Roma si è classificata 21° su 40° rientrando per la prima volta nella classifica mondiale delle città ideali, le smart city hi-tech e sempre connesse alla rete. La classifica è stilata da Ericsson che, per eleggere le città vincitrici, esamina diversi aspetti fra cui le infrastrutture, istruzione dei cittadini, rispetto dell’ambiente e molto altro. Fra le prime al mondo Stoccolma, Londra, Parigi, Singapore e Copenaghen.

Lo studio

Il nuovo Networked Society City Index di Ericsson, presentato dal 5 al 7 novembre a Stoccolma nel corso del Business Innovation Forum 2014, stila l’elenco delle 40 città che si sono distinte grazie al loro impegno per lo sviluppo sociale, tecnologico, ambientale ed economico. In particolare quest’anno Parigi ruba il terzo posto del podio a Singapore, passando dal quarto al terzo gradino in classifica, mentre al quinto troviamo Copenaghen. La capitale della Francia migliora la sua posizione grazie all’ampiamento e migliore maturità ICT rispetto al 2013. E’ proprio questo elevato utilizzo e buone prestazioni nei vari punti richiesti che invece conferma le regine delle smart city Stoccolma e Londra.
A entrare in questa speciale classifica l’Italia con Roma, prima di Dubai e dopo Varsavia ma anche Barcellona, Atene, Monaco e Berlino. Ad aver penalizzato la Capitale, ancora sotto la media europea, l’uso e accesso ad internet, l’istruzione dei cittadini e prezzi alti rispetto alle infrastrutture.

Tecnologia per la vita

Un altro rapporto diffuso sempre da Ericsson che ha coinvolto 9030 utenti iPhone e Android tra 15 e 69 anni, residenti in nove città del mondo (Roma, Stoccolma, San Paolo, Londra, Pechino, New York, Delhi e Tokyo) ha evidenziato, infine, come l’adozione delle nuove tecnologie sia considerato importante per migliorare la vita e la percezione dei cittadini. Infatti, ad esempio, proprio nella Capitale grazie ad internet si farebbero scelte più mirate grazie ad app che migliorano la comunicazione con le autorità pubbliche e il sistema sanitario. Cambiano dunque le abitudini e le aspettative dei cittadini che grazie a queste evoluzioni sono più stimolati a volere più servizi, più dati, strumenti soprattutto in campi come la salute, mobilità e pubblica amministrazione.

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