Il D-Wave, è il primo computer quantistico?
Il D-Wave, è il primo computer quantistico?

Mentre Microsofot cerca di venire a capo del casino che ha creato con Windows 8 lanciando Windows 10, il colosso fondato da Bill Gates sta facendo una scommessa enorme sul futuro, il computer quantistico. E il colpo che stanno tentando di fare a Redmond, Washington, si basa su una particella subatomica che, forse, non esiste neanche. Se la ricerca dovesse fallire, a Microsoft non basterà fare Control-Alt-Canc e riavviare.

Alla ricerca del qubit topologico

Nel 2012, in mezzo a una piccola barra fatta da cristalli di semiconduttore, portata a una temperatura inferiore a quella che si registra nello spazio, degli scienziati olandesi scoprirono delle particelle. Quelle particelle, altro non erano che il fermione di Majorana, ipotizzate dal fisico sparito nel nulla nel lontano 1937. La scoperta accese l’interesse di Craig Mundie, capo della strategia tecnologica di Microsoft. Secondo il ricercatore americano, infatti, la particella di Majorana era una scoperta fondamentale per creare una macchina potentissima, il famoso computer quantistico che la scienza cerca di costruire dal lontano 1982 che potrebbe portare dritti verso il qubit topologico, il nuovo qubit che Microsoft sta cercando di sviluppare.

Il controllo del qubit

Microsoft è convinta che queste nuove particelle saranno in grado di costruire un circuito controllabile, in grado di superare i difetti dei qubit di Ibm e Hp che non sono così affidabili da poter fornire una capacità computazionale accettabile. Eppure, nonostante Microsoft non ha ancora creato un qubit, a Redmond sono convinti di avere la carta giusta per costruire un computer quantistico. E’ per questo che, nei prossimi anni, i laboratori di fisica sponsorizzati da Microsoft cercheranno di mettere insieme i pezzi del qubit e cominceranno a testarli. Se gli esperimenti dovessero avere successo, la cara vecchia Microsoft tornerebbe ad essere un motore dell’innovazione mondiale.

Questione di nodi?

Ai laboratori Bell, ora posseduti dalla francese Alcatel, sono convinti che le assunzioni di Microsoft siano buone. In più, aggiungono un dettaglio. I computer quantistici hanno bisogno che i quanti “entangled” tra loro siano, tutto sommato, vicini e controllabili. Per farlo, ai Bell Labs Michael Freedman, è convinto che la teoria dei nodi possa fare sì che il sogno diventi realtà. Basta capire, in fondo, come tenere insieme i quanti ed evitare che le loro relazioni siano caotiche. basta risolvere questo piccolo problema a dotare l’umanità di uno strumento dalla potenza mai neanche lontanamente immaginata.

Non era già D-Wave un computer quantistico?

In Canada, con il D-Wave sono convinti di aver risolto la maggior parte dei problemi del qubit. Google, almeno, ne è convinta, avendo comprato un gigantesco D-Wave da 512 qubit e avendo cominciato a studiarlo ed evolverlo. Il problema, però è che le sue capacità sono molto limitate, al momento. Se i progetti di Microsoft dovessero, però, rivelarsi validi, il passo sarebbe ancora più decisivo. Al Caltech, il professor John Preskill teme che quella del qubit topologico sia solo una teoria interessante ma niente di più. Non solo, comincia a farsi strada l’idea che in Olanda non abbiano scoperto le particelle di Majorana. Tuttavia, ai laboratori Bell qualcuno è convinto del contrario. Bob Wilett è convinto di aver trovato dei qubit topologici su un cristallo nero e zigzag di alluminio sulla superfice. In mezzo al chip, sono stati trovati degli anioni non-abeliani. Tradotto in italiano, avrebbe trovato quello che a Microsoft stanno cercando, ma non riescono a trovare. Secondo lui, il fatto è che i concorrenti hanno usato una strumentazione sbagliata. Ma, anche se avesse ragione, ci sono degli altri problemi.

Codice quantistico

Mentre Microsoft cerca il qubit topologico, Microsoft cerca di capire cosa fare con quei qubit. Il gruppo ristrettissimo dovrebbe capire quali algoritmi possano andare sui supercomputer. Krysta Svore sta guidando un gruppo di élite che sta cercando di capire come programmare questi computer, ammesso e non concesso che arrivino, un giorno o l’altro. “I computer quantistici – ha detto la ricercatrice – sarà molto potente, ma dobbiamo capire dove si trova, la potenza.

Leggi anche: