Sicuri di saper scegliere il giusto piano tariffario? Perché è vero che ci sono i costi fissi da cui non si scappa, sia per ricaricabili e sia per abbonati, ma è pur vero che sono presenti costi più o meno nascosti che fanno impennare verso l’alto l’impegno finale di spesa per i consumatori. A denunciarlo è l’Unione nazionale dei consumatori che ha presentato un esposto all’Antitrust tirando in ballo vari gestori Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb. L’indice è puntato contro ChiamaOra, Ti ho cercato, Chiamami ovvero i servizi che avvisano l’utente nei casi in cui non è stato possibile contattarlo. E poi, fa notare il sodalizio, l’ascolto dei messaggi in segreteria ha un costo, ma non sarebbe comunicato adeguatamente ai consumatori.

E poi, i piani tariffari base: Tim, Vodafone e Wind richiederebbe circa 50 centesimi a settimana. I costi di incasso o altri costi: gli operatori li addebiterebbero agli utenti, indipendentemente dalla modalità di pagamento prescelta. Il tutto incluso non sarebbe sempre reale: alcuni operatori non informerebbero i propri clienti dell’addebito di costi aggiuntivi per chiamate da linea fissa. Nella lista delle recriminazioni, il pagamento della chiamata per conoscere il credito residuo. E ancora: il servizio antivirus a pagamento, l’omessa o inadeguata informativa sui costi del servizio tethering e l’addebito di penali in caso di recesso da un contratto di abbonamento. Infine l’addebito di costi di attivazione delle sim nei punti vendita, variabile dai 3 ai 5 euro.

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