L’ultimo in ordine di tempo a muoversi nella corsa alla conquista dell’Artico è stato Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno infatti lanciato in orbita il primo di quattro satelliti polari per monitorare l’Artico ovvero documentare lo scioglimento dei ghiacci. In realtà, le ragioni sono ben più profonde e vanno cercate nella volontà di impadronirsi delle fonti energetiche. Trump ha infatti riaperto le trivellazioni in Alaska a caccia di petrolio: da un’isola artificiale 20.000 barili al giorno su una costa ghiacciata 3 mesi l’anno. Ma l’iter delle autorizzazioni si è svolto negli anni passati con le regole di Obama. Il valore medio di una transazione degli Stati Uniti vale con i partner dell’Artico ammonta a 368 milioni di euro.
Le strategie di Russia e Cina
Il punto è che per una volta, gli States rischiano di arrivare in ritardo. Il gap accumulato con Russia e Cina è già evidente. Sono ancora davanti agli occhi di tutti le immagini della nave rompighiacci cinese Xuelong durante una missione scientifica nel Mar Artico. Il governo ha già siglato un’intesa per lo sfruttamento del gas naturale liquefatto tra Sinopec, CIC Capital e Bank of China. Sul tavolo ha messo 43 miliardi di dollari che portano a 89,2 miliardi di dollari lo stanziamento complessivo nell’arco di cinque anni. Pechino ha le idee chiare e, secondo il metodo di fare un passo per volta nella stessa direzione, ecco che ha messo gli occhi con il North Slope dell’Alaska.
E la comunanza di intenti con la Russia apre nuove prospettive e colloca gli Stati Uniti in una posizione di difesa. Già, la Russia. Il maxiprogetto per il gas liquefatto vale 27 miliardi di dollari. Mosca vuole rilanciare le rotte dal Mar Baltico alla calotta polare attraverso la Rosatom con la ferrovia Vorkuta-Ustkara. Il presidente Vladimir Putin punta al controllo del pedaggio della Northern Sea Route. Si tratta della rotta Asia-Europa: dai porti della Cina raggiunge Rotterdam attraversando lo stretto di Bering e percorrendo lo strategico Artico.
Quanto vale l’Artico
Le compagnie sono alla ricerca del greggio e lo scioglimento dei ghiacciai apre le rotte verso il profondo e gelido nord del mondo. Il valore economico stimato dell’intera regione artica è da capogiro: 450 miliardi di dollari. Non solo Stati Uniti, Russia e Cina perché alla nuova frontiera dell’energia sono interessati anche le cosiddette regioni artiche – Canada, Islanda, Groenlandia e Norvegia – ovvero quelle che per ragioni puramente geografiche non possono che recitare una parte da protagonista.










