È di nuovo battaglia al parlamento europeo sulla questione del diritto d’autore sui contenuti digitali. La plenaria del 12 settembre voterà gli emendamenti alla proposta di direttiva, ma ci sono pareri discordanti da associazioni di imprese e gruppi politici di Strasburgo. C’è il freno anche delle piattaforme digitali, contrarie a una direttiva che colpirebbe un modello di business basato sull’intermediazione di contenuti generati da terzi. I nomi sono quelli di Google, Facebook e Amazon. L’articolo 11 della direttiva, dopo l’emendamento della Commissione giuridica, impone agli Stati membri di garantire agli editori di “ottenere una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico, da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione”.

Filtro sui caricamenti di contenuti online

Questo delicato quanto discusso vincolo non si estende però all’uso legittimo privato e non commerciale delle pubblicazioni» da parte dei singoli utenti, non riguarda i collegamenti ipertestuali e non può essere esercitato retroattivamente. Si impone inoltre alle aziende di riconoscere agli autori una quota considerata adeguata del valore aggiunto generato dai propri contenuti. L’emendamento all’articolo 13 istituisce quello che è diventato noto come upload filter, il filtro sui caricamenti di contenuti online. Il testo impone alle piattaforme online di siglare, quando è possibile, accordi di licenza equi e appropriati con i titolari dei diritti.

In assenza di quelli, spetta alle piattaforme stesse – piccole o grandi che siano e qui scatta un altro tipo di problema non facilmente affrontabile e risolvibile da tutti – vigilare sul rispetto del diritto d’autore, rimuovendo i contenuti che violano il copyright di una certa opera. I prestatori di servizi di condivisione di contenuti online adottano, in cooperazione con i titolari dei diritti, misure adeguate e proporzionate volte a rendere non disponibili su tali servizi opere o altre materiale che violano il diritto d’autore o i diritti connessi. La Commissione europea nel 2015 ha presentato una serie di azioni per la creazione di un mercato unico digitale.

L’obiettivo è semplice: la libera circolazione di dati deve essere garantita a cittadini e imprese, che devono poter accedere agevolmente e in modo equo a beni e servizi online, a prescindere dalla loro nazionalità o residenza. Il mercato unico digitale potrebbe apportare all’economia europea 415 miliardi di euro, rilanciando l’occupazione, la crescita, gli investimenti e l’innovazione.

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